Pensiamo ad un prodotto di fantascienza contemporaneo. Jupiter Ascending? The Divergent Series? The 100? Pensiamo ad un prodotto di fantascienza di “ieri”. Star Trek? Lʼinvasione degli ultracorpi? Blade Runner? Il divario è evidente fin da subito e suscita parecchia mestizia. Certo, potreste obiettare che, citando solo tre prodotti per ogni “categoria”, stiamo pilotando la percezione del lettore, ma diciamocelo: cosʼè restato oggi della fantascienza? I reboot, i remake e i sequel di prodotti nati troppo tempo fa per essere ritrasmessi, ma ancora forti dellʼimpatto e dellʼamore dei fan. La fantascienza di oggi fa schifo e quella degli albori era geniale, magnifica, magistrale? Sì e no, i prodotti si adeguano ai tempi e quello che viene passato oggi nei cinema, in televisione e nelle librerie è esattamente quello che il pubblico richiede. I produttori si adeguano e, quando loro si adeguano, gli sceneggiatori devono fare altrettanto se vogliono vendere e avere la possibilità, prima o poi, di creare qualcosa di veramente sentito e che non sia il solito film “hollywoodiano” da cui i cuori di moltissimi appassionati di sci fi si discostano. Può andare bene e può andare male. Ci sono quelli come Blomkamp che si spaccano la schiena, barcollano sul primo film fatto come voglio io (District 9), cadono e poi si rialzano (con un magnifico Humandroid). Ma ci sono anche quelli come i Nolan, che partono alla grande e, dopo una certa gavetta, arrivati a un buon successo, quando fanno qualcosa di assolutamente personale partoriscono Interstellar. Parto… intendevo dire un aborto. Insomma, può andare bene e può andare male, ma questo succedeva anche prima, solo che forse eravamo tutti più indulgenti, più passionali e di cuore aperto. Arrivava la novità al cinema e tutti, ammettetelo!, eravamo entusiasti del nuovo giocattolino, non importava quanto fosse assurdo: era qualcosa di genuino, di fresco, che ci catturava e che imparavamo ad apprezzare. Per la trama, se non per la recitazione. Per la scenografia, se non per la sceneggiatura. Per lʼidea, se non per le riprese. Qualcosa di nuovo cʼera, lo trovavamo, ce ne innamoravamo e lo facevamo nostro, riproponendolo magari in quello che noi stessi producevamo: racconti, fanzine, fumetti. Un poʼ come faceva il mai sufficientemente compianto Sergio Bonelli.

Gli anni dʼoro della sci-fi in TV e su pellicola sono anche stati gli anni del boom della cinematografia, e questo ha contribuito moltissimo a portare in alto il genere. I cinema si sono diffusi a macchia dʼolio, il costo dei biglietti non era proibitivo quanto quello odierno, le spese di produzione non erano esorbitanti (ci si accontentava di bicchierini di carta per simulare lampadari “futuristici”, se serviva). Il buon regista e il buono sceneggiatore erano quelli che inventavano qualsiasi cosa per riuscire a non spendere troppo: gli effetti speciali li si trovava nella vita quotidiana, i personaggi erano tutti simil umani, ma bastavano un velo di trucco più strano del normale e qualche parola azzeccata per far volare lo spettatore con la fantasia. Non solo per la fantascienza, ma anche per lʼhorror e il thriller: tutto era nuovo, tutto era impressionante. E poi il fattore letteratura era, soprattutto per la sci-fi, preponderante. Erano gli anni di Amazing Stories e titoli associati, quelli in cui i bambini prima di andare a scuola correvano al chiosco dei giornali e, con i pochi risparmi, compravano spillati pieni di alieni, razzi, storie ambientate nellʼaltra parte dellʼuniverso. Oggi non succede più. Oggi i ragazzini crescono con lʼidea che gli alieni esistono, che da qualche parte nello spazio siderale ci sia la vita, che di certo ci sono pianeti uguali alla Terra. Non è più impressionante: a scuola se ne parla, per la società non sono più tabù. E non solo gli alieni: molte delle idee che erano i pilastri della fantascienza sono diventate, se non realtà attuale, qualcosa del prossimo futuro. Per prossimo si intende una manciata di anni, non più un secolo o chissà quanto tempo. Arrivati al XXI secolo non si viaggia su macchine volanti, non sono state costruite colonie sulla Luna, come preannunciavano alcuni film di fantascienza, ma a Tokyo i treni levitano e si parla di spedire lʼuomo su Marte. Si sperimenta la realtà virtuale e, beh, gli androidi sono roba di domani.

Quanta impressione può fare oggi la fantascienza? Quasi nessuna, quindi i produttori (e forse anche i gusti del pubblico) si sono votati al puro intrattenimento e, rullo di tamburi, alla distopia. Distopia everywhere! Non che sia unʼinvenzione degli ultimi dieci anni, ma in questo lasso di tempo si è assistito ad unʼinvasione di prodotti distopici. Libri, fumetti, videogiochi, film, serie TV. Accantonate le invasioni aliene, siamo stati invasi dai pazzi schizzati desiderosi solo di tenere in pugno il mondo. Perché? Perché adesso la preoccupazione è, giustamente, il futuro della società, non il futuro di un pianeta, di una missione spaziale o di una colonia extra mondo. Il problema è la società e la fantascienza ne parla, restando almeno in questo fedele a sé stessa… integrando per un qualche strano motivo gli adolescenti.

Piovono ragazzini distopici, adolescenti ovunque. Di nuovo, non che una volta non ci fossero protagonisti giovani, ma erano inseriti con maggior parsimonia perché non esisteva il sottogenere Young Adult. Avevi due categorie: under 10/12, e tutto il resto. La prima racchiudeva prodotti per bambini, che nel settore cinematografico non erano solo di animazione. Il secondo quelli rivolti a tutto il resto del pubblico. Che fosse a 10 o a 15 anni che volevi fare il salto dallʼingenuità di un cartone di Walt Disney a un film di Carpenter erano solo affari tuoi (e dei tuoi genitori). Tuttavia succedeva, senza passare per un genere intermedio, indigesto e ora chiamato Young Adult. Ora, chissà quando, chissà come, si è pian piano arrivati a obbligare case editrici, casi produttrici ed emittenti televisive ad occuparsi della “roba da adolescenti”, caratterizzata da trame ingenue e troppo spesso condita da momenti di violenza, ingiustizia, sangue, sesso che si faticano a trovare anche nei peggiori B-Movie degli anni Settanta. Va bene, forse messo così il paragone è un poʼ estremo, nei b movie si trova roba schifosa, ma in quel caso te la cerchi: sai cosa stai per guardare, sai che determinati prodotti hanno determinate caratteristiche, sei in pace con te stesso. Vedi uno squalo polpo che infila un tentacolo in bocca a qualcuno? Pace, cosa ti aspettavi da un film che si intitola Sharktopus? Invece lo Young Adult è una categoria che, a furia di mutuare modi di fare da ogni tipo di genere e media, arriva ad avere così tanti problemi da perdere del tutto la propria identità e generare repulsione. E purtroppo, è la fantascienza il genere che ne ha più fatto le spese: il fantasy è restato coerente a sé stesso, lʼhorror non è mai stato serio a trecentosessanta gradi. La sci-fi, per contro, è passata da rappresentazioni più o meno credibili del futuro, della scienza e della tecnologia, a schiere di ragazzini investiti di un arduo compito che affrontano con idee incoerenti con lʼambiente in cui si muovono, e con il buonsenso richiesto. Emblematica la serie TV The 100.

Tirando le fila, cosa resta in mano agli appassionati? I reboot, i remake e i sequel di prodotti nati troppo tempo fa per essere ritrasmessi, ma ancora forti dellʼimpatto e dellʼamore dei fan. E la speranza, quella non muore per fortuna, che la tendenza a rendere sempre più adulto lo Young Adult riesca a riportare alla condizione in cui ci sono soltanto due categorie di prodotti (under 10/12, e tutto il resto).