La Sideranch giapponese ha iniziato nell’ottobre 2013 la trasposizione della Saga della Fondazione di Isaac Asimov. Il tratto, pulito ed essenziale, rende onore ai personaggi dei romanzi, restando fedele alla caratterizzazione dell’autore.

Anche nella narrazione delle vicende si nota con piacere l’aderenza quasi maniacale al testo originale. Non solo nomi ed i ruoli sono traslitterati fedelmente, ma numeri, cifre e date presenti nel manga coincidono con quelli del romanzo, a sottolineare la passione dei curatori. Resta da vedere se la trasposizione televisiva avrà la stessa accuratezza.

Nella concezione delle storie della Fondazione, originariamente pubblicate ad episodi a partire dal 1942, Asimov trasse ispirazione dal Declino e caduta dell’impero romano, di Edward Gibbon. La monumentale opera dello storico anglosassone descrive il crollo dell’Impero Romano dalle prime avvisaglie sino alla sua fine in occidente nel V secolo e un millennio dopo in Oriente.

Il primo volume, di quasi 300 pagine, copre le prime tre storie di Fondazione. Nel primo capitolo incontriamo Hari Seldon ed il suo futuro successore, Gaal Dornick. Assistiamo quindi alla nascita della Fondazione su un pianeta nella estrema periferia galattica ed ai suoi primi scontri con i sistemi vicini. Lo scopo apparente è di redigere una onnicomprensiva Enciclopedia Galattica, ma l’obiettivo reale è quello di preservare scienza e tecnologia evitando che periscano nel crollo dell’impero galattico, in analogia a quanto avvenuto in Europa nel Medioevo.

Il nome del pianeta cui viene posta la Fondazione, Terminus, ha un valore simbolico molto importante per Asimov, che dichiara di aver letto per ben due volte l’opera di Gibbon: Terminus era infatti il dio romano preposto alla guardia dei confini dell’impero. Era rappresentato da una massiccia pietra posta nel tempio di Giove sulla collina del Campidoglio. Nelle parole di Gibbon solo Terminus, di tutte le divinità inferiori, aveva rifiutato di piegarsi al volere di Giove e gli àuguri avevano dedotto che i confini di Roma non si sarebbero mai ritirati sino a che il dio fosse rimasto al suo posto.