In pochi non hanno mai visto almeno un film di John Carpenter. Ma il suo primo film?

John Carpenter abbiamo imparato a conoscerlo un po’ tutti, che si tratti di Halloween, di Essi Vivono, piuttosto che del Signore del Male (tanto per citarne alcuni). Insomma, in pochi non hanno mai visto almeno un suo film. Ma il primo film di John Carpenter? Di che cosa si tratta?

Dark Star, il primo lungometraggio del regista americano, scritto assieme al magnifico Dan O’Bannon, uomo di straordinaria immaginazione e bravura (ci manchi terribilmente maestro…). Girato nel 1974 e praticamente autoprodotto. Alla regia Carpenter dimostra subito di saperci fare, buona fotografia e tutto che fila liscio, senza troppe pretese. Il regista si trova completamente a suo agio dietro la macchina da presa. Le musiche sono scritte dallo stesso Carpenter e proprio per questo risultano cucite magnificamente addosso al film. Gli effetti speciali sono di Dan O’Bannon, Ron Cobb, Bob Greenberg, Gregory Jein, Harry Walton e John C. Walsh, e, nonostante il budget irrisorio, si tratta di un lavoro davvero ben fatto. L’astronave, i pianeti e le galassie, sono riprodotti in modo molto convincente. Ma il meglio degli effetti speciali arriva con la scena del lancio nell’iperspazio; basta dire che George Lucas riporterà in modo praticamente identico in Star Wars le dinamiche del salto interstellare.

La sinossi del film è pressappoco questa: un gruppo di astronauti viene inviato dalla Terra su una nave spaziale (la Dark Star appunto) in giro per il cosmo, lo scopo è semplice: la nave deve fare esplodere i pianeti “instabili” in modo da spianare la strada alla colonizzazione che ne sarebbe seguita. Tra l’altro le esplosioni planetarie saranno in qualche modo riprese ancora da Lucas con la Death Star in Star Wars. L’equipaggio è composto dal nostalgico Tenente Doolittle (Brian Narelle), segue lo strambo sergente Pinback (il magnifico Dan 0’Bannon), l’austero Boiler (Cal Kuniholm), il sentimentale e affascinato Talby (Dre Pahich) e il Comandante Powell (Joe Saunders) che nonostante sia praticamente saltato in aria, la sua missione sulla Dark Star ancora non può dirsi conclusa. A chiudere il quadro mancano il computer di bordo Priscilla (Cookie Knapp), l’unico “componente” femminile del gruppo (nella versione italiana è stato ridoppiata inspiegabilmente al maschile); l’alieno, che rappresenta un vero e proprio cult, per cui non ho il diritto di anticipare nulla… ultimo o forse sarebbe meglio dire ultimi, componenti dell’equipaggio: le bombe, 19 e 20. Le bombe sono integrate da un’intelligenza artificiale (che vi ricorda?), e l’equipaggio deve mettersi in contatto con questa ogni qual volta bisogna far detonare un pianeta. L’unico scopo nella vita delle bombe è quello di esplodere. Sembra un’ovvietà, ma nel film anche questa inossidabile certezza, per forza di cose, deve essere travisata.

«In principio era il buio e io venni dopo il buio. E luce sia!»

(bomba numero 20)

Dark Star è senza alcun dubbio un classico, nonostante i suoi difetti (ma ricordiamoci che si tratta pur sempre di un film costato 60.000 dollari), girato in 16 mm e realizzato in un periodo di tre anni, era stato progettato come opera sperimentale per la University of Southern California, ma Carpenter, uscendo vittorioso da una causa legale, riuscì ad assicurarsene i diritti per distribuirlo sul mercato.

È anche una pungente satira dei miti americani dell’efficienza, dell’eroismo e dell’amicizia virile. I quattro astronauti hanno sembianze giovanili ma solo perché il viaggio nello spazio altera il naturale invecchiamento del fisico: assegnati ad un compito di pulizia siderale, non nutrono aspirazioni né cullano sogni di imprese epiche; il loro addestramento, mortificato in un lavoro di routine, non si arricchisce di nuove emozioni. L’intelligenza è diventata una prerogativa delle macchine, ma anche la tecnologia più sofisticata inclina pericolosamente verso l’errore: le bombe intelligenti finiscono con il pensare per conto proprio e neutralizzano la logica del computer confutandola in una bizzarra disputa filosofica. Si preavvisa tutto l’amore di Carpenter per la fantascienza, anche tramite una sequenza in particolare, quella in cui il tenente Doolittle improvvisa un surreale dialogo esistenziale con la bomba numero 20, naturalmente sorge spontanea l’analogia con 2001: Odissea nello spazio, ovviamente il tutto riletto in chiave ironica, ma non troppo si badi. In Dark Star si può anche scegliere di non ridere.

La monotonia è una compagna imprescindibile; tuttavia, sebbene il film abbia dei risvolti comici (inevitabile come già detto, la parodia nei confronti di 2001: Odissea nello spazio), traspare dalla pellicola un’atmosfera di abbandono, di spaventosa solitudine, come un’angoscia atavica, la mostruosa paura di rimanere soli nello spazio. Naturalmente la musica e le scenografie hanno la loro parte fondamentale nella costruzione dell’artificio angosciante. Personalmente non ho mai considerato Dark Star una semplice sci-fi comedy, ma qualcosa di più, come se in fase embrionale, nella pellicola già stesse maturando per Carpenter, e O’Bannon naturalmente, quelli che sarebbero stati i loro due capolavori assoluti: La cosa per il primo e Alien per il secondo (alla sceneggiatura). Dark Star dopotutto prende una piega tutt’altro che comica, per non parlare del più che degno finale, davvero indimenticabile. Il primo film del regista americano è un viaggio triste, verso la solitudine del cosmo, e il gruppo mal assortito di astronauti al suo interno cos’altro non sono, se non degli inermi prigionieri alla deriva?

Naviga “Stella Scura”, viaggia nel mare infinito dell’universo… fino alla fine del cosmo.

Credits

Titolo originale: id. – Paese di produzione: USA – Anno: 1974 – – Durata: 83′, colore, sonoro – Genere: fantascienza – Regia: John Carpenter – Soggetto: John Carpenter, Dan O’Bannon – Sceneggiatura: John Carpenter, Dan O’Bannon – Fotografia: Douglas Knapp – Montaggio: Dan O’Bannon – Effetti speciali: Ron Cobb, Bob Greenberg, Gregory Jein, Dan O’Bannon, Harry Walton, John C. Walsh – Musiche: John Carpenter – Scenografia: David Seal, Tommy Lee Wallace.
Cast. Dan O’Bannon: sergente Pinback – Brian Narelle: tenente Doolittle – Cal Kuniholm: Boiler – Dre Pahich: Talby – Joe Saunders: comandante Powell.