UNO DEI FILM PIÙ SORPRENDENTI, STRANI E ASSURDI DELLA CINEMATOGRAFIA GIAPPONESE.

Sinistre nuvole rossastre si addensano nel cielo del Giappone e non promettono niente di buono per i passeggeri dell’aerobus che porta da Tokyo a Itomi. A mo’ di profezia biblica, uno stormo di uccelli terrorizzati si schianta contro i finestrini dell’aereo, seminando il panico fra i passeggeri. Come non bastasse, una comunicazione da terra informa che un possibile dinamitardo si trova a bordo. La ricerca ha immediatamente inizio: tutti i sospetti dell’equipaggio si concentrano sul mellifluo Teraoka (Hideo Ko), dal cui bagaglio salta fuori inaspettatamente non una bomba, ma il kit completo del perfetto assassino. Il buontempone infatti è sospettato di aver eliminato un ambasciatore, e non si lascia perdere l’occasione di dirottare il volo verso l’aeroporto di Okinawa. Ma a rompere le uova nel paniere del killer ci pensa un fosforescente UFO giallo: le meccaniche di bordo andranno in tilt quando l’aereo entra nella scia dei suoi propulsori, causando il blocco simultaneo di tutti i reattori. In un tentativo di atterraggio di emergenza il charter si schianterà al suolo, uccidendo nell’impatto il primo pilota. Dalla carlinga sventrata del velivolo schizzerà fuori il vero dinamitardo, munito di ordigno esplosivo. Ma dopo un breve inseguimento Sugisaka (Teruo Yoshida), il prode secondo pilota, acchiapperà il malvivente. Teraoka, dato per spacciato insieme al pilota e invece nient’altro che svenuto, si dà alla macchia portando con sé la povera hostess Kazumi (la bella Tomomi Sato). Il killer in fuga e il suo ostaggio incontreranno sul loro cammino l’UFO fosforescente: una volta entrati nel disco volante faranno conoscenza con il ributtante alieno ai comandi, una sorta di blob bluastro, che con un’emissione di acido color cobalto aprirà in due la fronte dell’assassino. Kazumi fuggirà lontano, per essere ritrovata di lì a poco in stato di shock da Sugisaka. Ricondotta al relitto, la hostess sarà affidata alle cure della psichiatra Momotake: la ragazza, sottoposta a una seduta ipnotica dalla specialista, svelerà l’arcano ai sopravviventi del volo 59, riguardo l’UFO e l’extraterrestre che ha letteralmente indossato il corpo del killer (passando attraverso il cranio) come si fa con un abito nuovo. Ai restanti passeggeri non va molto meglio: è infatti in corso una faida personale fra il politico corrotto Mano (Eizo Kitamura) e il trafficante d’armi Tokiyasu; pomo della discordia, la bella moglie del mercante di morte. Ma la rivalità di Mano e Tokiyasu è di breve durata: Teraoka infatti ucciderà uno dopo l’altra la psichiatra e il trafficante, rapendo infine Noriko (la moglie di Tokiyasu). I nostri riluttanti eroi troveranno Noriko la mattina dopo, soggiogata agli alieni che parleranno attraverso la sua bocca. La razza aliena ha nome Gokemidoro, e ha deciso di sterminare il genere umano, reo di aver messo a ferro e fuoco la Terra con innumerevoli conflitti (ma perché non farla finita con questo mondo con un bel raggio della morte, una mega esecuzione mediante un’ultrabomba… è mai possibile che la distruzione del mondo debba incominciare ogni volta nel modo più deficiente possibile? Che saranno mai quattro passeggeri di un volo di linea Tokyo-Itami da meritare una tale spiegazione, ci chiediamo!). La poverina dato l’annuncio si farà un bel salto giù da un dirupo, e il suo corpo, una volta ritrovato sarà già in avanzato stato di mummificazione. La demenza sta prendendo piede tra i passeggeri, che hanno già deciso di studiare il comportamento degli alieni ai danni di una cavia umana: la scelta ricade sul dinamitardo prigioniero, prontamente gettato in pasto a Teraoka, che ha la poco gradevole abitudine di prosciugare le proprie vittime da ogni umore vitale, a mo’ di novello vampiro. Ma l’omino preferisce autoeliminarsi facendo deflagrare il contenuto della sua valigetta (si lascia sempre un po’ di plastico ai condannati…). La cosa non toccherà l’alieno, mentre aprirà uno squarcio extra nella già martoriata carlinga dell’aereo, passaggio ideale per il blob una volta che Sugisaka abbia provveduto a dare alle fiamme il corpo a prestito dell’extraterrestre. La possessione aliena di ripete, e ora la minaccia viene da Saga, lo scienziato promotore del folle esperimento, che eliminerà Mano. Inspiegabilmente, l’inumano lascerà fuggire il secondo pilota e la hostess, preferendo far ritorno al proprio disco volante (e lasciando l’abito di carne fuori dalla porta, a trasformarsi in polvere). Sugisaka e Kazumi scopriranno sbalorditi di essere precipitati a pochi passi da un’autostrada, popolata da decine di macchine accodate in attesa di passare un casello. Agghiacciante sarà la scoperta dei poveretti: tutti gli autisti sono solo dei gusci senza vita, e il casellante è una mummia rinsecchita, mentre nel cielo sfrecciato gli UFO giallastri, e la voce degli invasori echeggia nelle loro orecchie: troppo tardi per pentirsi… Una panoramica della Terra vista dallo spazio ci mostrerà orde di dischi volanti in rapido avvicinamento al pianeta. La fine del mondo è arrivata!

Splendido fantahorror che con immagini molto suggestive si sviluppa in un clima di strisciante apocalisse, per poi proseguire intrecciando una sorta di psicodramma nelle reazioni dei vari personaggi. Impeccabile Hideo Ko, sinistro nel ruolo del criminale posseduto dall’entità aliena e trasformato in uno spietato vampiro. Certamente il miglior film di Hajime Sato, regista giapponese non prolifico, fortemente influenzato dal cinema di genere occidentale e in particolare da Mario Bava. L’uso della luce e del colore ne sono una prova incofutabile.

Il film è un’interessante parabola pacifista, che ricorda da vicino alcuni punti della trama de I Langolieri di Stephen King, poi adattato per la televisione dal regista Tom Holland. Un altro referente illustre, percepito anche dagli americani che lo retitolarono Goke, Bodysnatcher From Hell, è L’invasione degli ultracorpi (1956), il cui titolo originale era per l’appunto Invasion Of The Bodysnatchers. Distruggete DC59: da Base Spaziale a Hong Kong è comunque un film appassionante e inquietante allo stesso tempo, che alla pari con Matango il Mostro (1963) punta il dito contro l’indole umana e la sua natura egoista, incapace nei momenti di pericolo di non approfittare delle altrui debolezze.

Credits

Titolo originale: 吸血鬼ゴケミドロ, Kyuketsuki Gokemidoro (“Il vampiro Gokemidoro”) – Nazione: Giappone – Anno: 1968 – Genere: fantascienza – Durata: 84′ – Produttore: Takashi Inomata – Regia: Hajime Sato – Sceneggiatura: Susumu Takaku, Kyuzo Kobayashi – Fotografia: Shizuo Hirase – Musiche: Shunsuke Kikuchi.
Cast. Teruo Yoshida: Ei Sugisaka – Totomi Sato: Kazumi Asakura – Hideo Ko: Hirobumi Teraoka – Eizo Kitamura: Gozo Mano – Masaya Takahashi: Toshiyuki Saga – Cathy Horlan: mrs. Neal – Kazuo Kato: Momotake – Yuko Kunsunoki: Noriko Tokumatsu – Norihiko Keneko: Matsumiya – Hiroyuki Nishimoto: capitano dell’aereoplano – Andrew Hughes: ambasciatore.
Edizione USA: Goke Bodysnatcher From Hell – Esclusività: Shochiku Films of America – Durata: 84’ – Distribuzione: 1969 – Edizione home video USA: Body Snatcher From Hell – Esclusività: TFC, Pacemaker Films – Durata: 82’ – Altri titoli: Goke The Vampire.

In collaborazione con LatitudineZero – visioni mediatiche e realtà oniriche