INTENSO, LUCIDISSIMO, IL PRIMO E PURTROPPO UNICO FILM DIRETTO DA SAUL BASS RIESCE A ESSERE RIGOROSO COME UN TESTO SCIENTIFICO QUANTO IPNOTICO E LISERGICO.

Tra i risultati più alti della fantascienza degli anni 70, con un fertile intreccio di suggestioni distopiche e apocalittiche, Fase IV: distruzione Terra mette in scena la genesi di un nuovo equilibrio planetario, di una nuova forma di convivenza tra uomo e natura, ipotizzando una possibile forma di socialismo globale. Intenso, lucidissimo, il primo e purtroppo unico film diretto da Saul Bass riesce a essere rigoroso come un testo scientifico quanto ipnotico e lisergico.

L’Istituto Nazionale di Ricerca USA incarica l’ecologo Ernest Hubbs e il matematico James R. Lesko di studiare l’apparente sovvertimento dell’equilibrio ambientale in Arizona che, causato probabilmente da un fenomeno cosmico, ha spinto colonie di milioni di formiche a distruggere le fattorie, ad aggredire e divorare animali e uomini. Operando da una base sperimentale nei pressi di Paradise City, una cittadina ormai completamente abbandonata dai suoi abitanti, i due ricercatori svolgono i primi esami dei giganteschi formicai che si elevano di fronte a loro, ma ben presto, quello che sembra un lavoro di routine fatto di raccolta di campioni e di analisi al computer, precipita in una situazione di terrore. Le formiche seguono una lucida strategia di movimento, si moltiplicano a ritmo incredibile e rivelano una rapida assuefazione anche ai i più potenti veleni. Nella stazione scientifica, la giovane Kendra, scampata al massacro della sua famiglia, è testimone della sorda rivalità che comincia a dividere i due scienziati sul modo di affrontare l’incalzante minaccia: mentre Lesko ritiene possibile tentare una elementare forma di contatto con il “cervello” che guida gli insetti mediante segnali elettronici, Hubbs decide di portare loro la guerra senza ulteriori indugi. Ma la sua scelta ha le più tragiche conseguenze. Nella storia dell’evoluzione, la “Fase III” corrisponde all’avvento della razza umana. La “Fase IV” segna il principio della fine dell’umanità e l’inizio di un nuovo sviluppo della vita sul nostro pianeta. Il destino dell’uomo è segnato, anche se tenterà fino all’ultimo di opporre una resistenza disperata.

«Sapevamo allora, che esse venivano per cambiarci… e fare parte del loro mondo. Non sapevamo per quale scopo… ma sapevamo, ci sarebbe stata raccontato.»
– James R. Lesko

Ecco una domanda interessante: se Fase IV: distruzione Terra non fosse da sempre una tale curiosità per essere stato l’unico lungometraggio diretto da un qualcuno famoso come Saul Bass, per altri contributi al settore (si presuppone che “Saul Bass” sia un nome che quasi nessuno con meno di 30, 35 anni riesca a ricordare quindi per il film è esattamente lo stesso), qualcuno dovrebbe ricordarlo oggi? Io dico sì, ma a sé stante, come uno sci-fi horror degli anni ’70 veramente inquietante.

Le formiche possono essere snervanti già abbastanza, sono ben più organizzate dei gruppi di persone, hanno avuto dalla natura delle strane forme angolari, e tant’altro ancora. Bass e lo sceneggiatore Mayo Simon (Abbandonati nello spazio, Futureworld: 2000 anni nel futuro) sono quindi abbastanza intelligenti, nel senso che non compiono esagerazioni riguardo a ciò che queste formiche mutanti sarebbero in grado di fare. Esse non crescono fino a diventare enormi, o improvvisamente iniziano a parlare in una linguaggio che potrebbero facilmente comprendere anche gli umani. Bass e Simon si rifiutano di umanizzarle, il che le rende se possibile, un nemico ancora più implacabile. Bass è molto bravo anche nell’introduzione dello scienziato specializzato nello studio delle formiche, senza lasciarsi andare ad effetti inverosimili come molti altri registi avrebbero fatto, viste le scoperte in cui incorrerà fin dall’inizio. Ken Middleham, operatore specializzato in micro riprese per committenti del calibro del National Geographic e futuro regista di Bug – Insetto di fuoco, ci porta fino al livello delle formiche, e queste sequenze sono sorprendenti ancora oggi: eccellentemente documentaristiche ma anche perfettamente integrate nella narrazione, manipolate forse sì, ma sempre in modo da far decisamente avanzare la trama, senza musichette stuporistiche del cazzo per bambini, come le produzioni anni 90 di successo sugli insetti di Jacques Perrin. Gli effetti speciali iper-tecnologici per i tempi di John Richardson, sono eccellenti ed immaginifici così, ed è un tributo a entrambi, che sia difficile dire dove il lavoro dell’uno si ferma, e inizia quello dell’altro. Gli interni del film furono girati ai Pinewood Studios in Inghilterra mentre gli esterni furono girati in Kenya in Africa anche se il film è ambientato nel deserto dell’Arizona negli Stati Uniti.

Così come i creatori del film ci presentano le formiche, potrebbero esserci alcune problematiche per i tre personaggi interpretati da protagonisti in carne ed ossa. Tradizionalmente, questo tipo di film d’assedio apocalittico ha un gruppo di persone comuni con cui il pubblico può facilmente identificarsi, (o almeno un giornalista il cui compito è quello di tradurre le espressioni criptiche degli scienziati in un qualcosa di maggiormente comprensibile, almeno per il pubblico del loggione, come si diceva una volta). Fase IV non ha in realtà niente di tutto questo. Hubbs il personaggio diNigel Davenportè apparentemente fin dall’inizio vicino ad essere un personaggio border, una sorta di scienziato pazzo in attesa soltanto di potersi dimostrare come tale. Kendra (Lynne Frederick, anche lei brava, appena l’anno dopo protagonista di un altro splendido psycho-thriller britannico del mai dimenticatoPete Walker, La terza mano, del 1976) trascorre la maggior parte del film in uno stato di shock, che la Frederick ci presenta con credibilità (anche se il suo accento tende a volte a oscillare tra inglese e americano). Lesko è il nostro narratore e protagonista del film, ma anche lui a volte può sembrare “entomologicamente” molto distaccato. Specialmente all’inizio di molti film, gli scienziati ci vengono spesso presentati come sorta di Patch Adams intenti a farsi scherzi fra loro, magari soltanto per stemperare la pressione e l’ansia che seguirà, nella storia. In Fase IV, li vediamo da subito talmente seri e preoccupati che non potremo non entrare subito in sintonia con la serietà – non “seriosità”, si badi bene – anche scientifica, del lavoro di Bass.

Designer di assoluto valore, entrato di diritto nella storia del cinema grazie alle collaborazioni con Preminger, Hitchcock, Kubrick e Scorsese, il newyorkese Saul Bass non ha avuto molta fortuna come regista, nonostante l’Oscar per il documentario breve Why Man Creates (1968) e le nomination per i cortometraggi Notes On The Popular Arts (1978) e The Solar Film (1980). L’insuccesso commerciale di Fase IV ne ha limitato le ampie potenzialità estetiche e narrative, costringendolo a ripiegare verso lidi creativi più sicuri. La sua opera prima, rimasta purtroppo anche unica, era ed è probabilmente troppo autoriale, matura, visivamente raffinata, fin dalla scelta di avvalersi delle riprese dal taglio documentaristico e via via visionario di Middleham.

Parente strettissimo della science fiction ambiziosa di 2001: Odissea nello spazio, il film di Bass rielabora le psicosi della fantascienza cinematografica degli anni 50, liberandosi dalle prevedibili e spesso grossolane dinamiche dei mostri giganti, delle invasioni aliene, dello spauracchio comunista, della spettacolarità spassosa e un po’ baraccona dei nuclear monster movie. Impossibile non pensare ad Assalto alla Terra (1954) di Gordon Douglas, un classico dei big bug film. Fase IV cambia totalmente prospettiva, scegliendo il punto di vista dei minuscoli insetti, caratterizzando “positivamente” la loro mutazione, affidando a queste nuove e senzienti formiche le sorti di un pianeta probabilmente migliore, finalmente liberato dal giogo di un’umanità cieca e sorda alle necessità della Natura, della sopravvivenza di chi è altro.

Rielaborando e rovesciando il punto di vista sui consueti contenuti politici di molta fantascienza statunitense, Bass e Simon teorizzano una definitiva vittoria del socialismo, affidando agli insetti e alla loro presa di coscienza un ruolo altrimenti impossibile per l’uomo. Alla flebile intensificazione tecnologica del genere umano, rappresentato dai poli opposti Hubbs (Nigel Davenport) e Lesko (Michael Murphy), Fase IV contrappone lo sviluppo esponenziale e inarrestabile degli insetti: sono le formiche il veicolo della “mente alveare” de I figli di Medusa di Sturgeon, mentre a Lesko e alla giovane Kendra è riservato il ruolo di novelli Adamo ed Eva. Il grido rabbioso e disperato di George Taylor/Charlton Heston nel finale de Il pianeta delle scimmie, l’ultimo uomo come mostro/leggenda di 1975: occhi bianchi sul pianeta Terra, l’impassibilità inquietante e terribile del pistolero Yul Brynner ne Il mondo dei robot, il tracollo psicologico dello scienziato Ernest D. Hubbs e la lucidità della formica gialla in Fase IV, Bass e Simon riassumono perfettamente, condensandole in soli 84 minuti, le speculazioni politiche e filosofiche della fantascienza distopica e apocalittica, scegliendo un registro antispettacolare e sposando suggestioni visive e cromatismi affini alla videoarte. Le sonorità elettroniche e strumentali e la ricerca costante di forme geometriche, asettiche e rigorose, hanno probabilmente contribuito all’insuccesso commerciale della pellicola, ma hanno ulteriormente impreziosito la magistrale opera prima di Bass.

Il film fu un fiasco al botteghino e rimase l’unico lungometraggio diretto da Bass. Da allora la pellicola ha conquistato un certo seguito da piccolo film di culto a causa della messa in onda in televisione a partire dal 1975, venendo anche trattato nella serie Mystery Science Theater 3000. Alla sua distribuzione iniziale nei cinema il film ebbe critiche in parte negative. In una recensione negativa, la rivista Variety lo correlava ai film di mostri degli anni cinquanta in cui figuravano insetti giganti. Time Out London scrisse che gli effetti speciali avevano assunto la priorità sulle idee. A.H. Weiler del New York Times scrisse che «Per tutte le buone intenzioni, scientifiche e umane, Fase IV piange per avere una fase V di spiegazioni più soddisfacenti.»

Dalla bozza della sceneggiatura di Mayo Simon fu tratto, dallo scrittore di fantascienza Barry Malzberg, il romanzo omonimo Fase IV, pubblicato nel 1973, dieci mesi prima dell’uscita del film. L’autore terminò la scrittura del romanzo rapidamente, in meno di una settimana, partendo non dalla sceneggiatura definitiva, bensì da un semplice canovaccio, mancante anche dei dialoghi. Ebbe così l’idea di intervallare nel racconto estratti del diario di uno dei protagonisti, utilizzando tale artificio narrativo per ampliare il testo, altrimenti troppo scarno. Nel film, uscito dieci mesi dopo la pubblicazione del romanzo, si fa uso di molti brani tratti dal diario ideato dallo scrittore e interpretati da una voce narrante senza che Malzberg sia citato nei crediti finali dell’opera cinematografica.

Mettete tutto insieme, e renderete difficile per un film del genere che esso non invecchi  necessariamente bene. Se siete in grado di farvi risucchiare nel suo mondo, Fase IV è inesorabilmente raccapricciante e molto di suspense, le formiche che si rivelano così intraprendenti, e in modi che sono tanto più minacciosi perché non hanno un volto umano, è ancora oggi a orgoglio della bravura del regista. Naturalmente, qualche concetto presente nel film, a volte può sembrare vicino all’assurdo, e quello che sembrava high-tech e futuristico nel 1974 è, beh, “caratteristico” nel ventunesimo secolo, ma proprio per questo troviamo così affascinanti i classici di fantascienza di quel periodo.

Per tutto questo, Fase IV: distruzione Terra regge bene, e non solo come una nota curiosa o interessante. E’ sicuramente un film strano, ma più strano in quanto ti fa correre i brividi lungo la spina dorsale, piuttosto che a poter cercare di stupire anche uno solo degli spettatori bamboccioni di oggi, rimbam-bini come i loro eventuali genitori, dai personaggi e dai film da luna-park computerizzato e digitale, della Hollywood contemporanea.

Saul Bass

Un designer che si dedicò a realizzare loghi e immagini coordinate per numerose celebri aziende, ma soprattutto viene ricordato come l’uomo che ha fatto diventare le sequenze introduttive dei film una forma d’arte. Nacque nel 1920 a New York, nel quartiere del Bronx, da un pellicciaio emigrato. Dopo aver ottenuto la borsa di studio all’Art Student College di Manhattan nel 1938, Bass diventa assistente al dipartimento artistico della sede newyorchese della Warner bros. Nel 1944, oltre a prestare servizio all’agenzia pubblicitaria Blaine Thompson, si immatricola al Brooklyn College, una scelta decisiva per la sua formazione: infatti uno dei suoi insegnanti era un celebre designer grafico ugherese, Gyorgy Kepes, allievo di Laszlo Mohogy-Nagy, che inizierà Bass al Costruttivismoe alle opere del Bauhaus. In seguito, Bass seguirà un periodo di apprendistato presso alcuni studi di design di Manhattan, per poi diventare nel 1946 art director dell’agenzia pubblicitaria californiana Buchanan & Co.; trasferendosi così a Los Angeles, per poi aprire nel 1952 il suo studio di design, la Saul Bass & Associates.

Nel 1954 il regista Otto Premingersi rivolse allo studio in cui Bass lavorava per commissionargli il poster del suo film Carmen Jones: il risultato lo lasciò talmente soddisfatto da indurgli di commissionare a Bass anche i titoli di testa del film. Alla prima collaborazione con Preminger ne seguirono altre: con Billy Wilder per i titoli di testa di Quando la moglie è in vacanza (1955), con Robert Aldrich per Il grande coltello (1955), e poi di nuovo con Preminger per L’uomo dal braccio d’oro (1955). Fu proprio quest’ultima collaborazione a renderlo noto in tutto il mondo. Nel 1956 inoltre entra a far parte del suo studio personale Elaine Makatura, che più tardi diventò sua moglie. Una delle sue più celebri opere fu la sequenza introduttiva per Anatomia di un omicidio, diretto sempre da Preminger nel 1959. Essa raffigurava la sagoma di un cadavere divisa in più parti (ripresa dal cartellone del film da lui stesso disegnato), che rimane intera solo per un istante, dato che i vari pezzi che la compongono iniziano a “scivolare” separatamente dentro e fuori dallo schermo, seguendo il ritmo della colonna sonora jazz scritta apposta da Duke Ellington per questa sequenza animata. L’abilità di Bass nel riassumere un intero film in pochi minuti verrà sfruttata da altri maestri del cinema tra cui Alfred Hitchcock e Stanley Kubrick: per il primo ricordiamo le sequenze introduttive di La donna che visse due volte (1958), Intrigo internazionale (1959) e Psyco (1960), che sancirà la fine della collaborazione tra Bass e Hitchcock. Assieme a Kubrick realizzerà invece i titoli di Spartacus (1960), aiutando il regista a elaborare la composizione di alcune scene di massa del film stesso, e un poster per Shining(1980).

Nel 1974 Bass passa dietro la macchina da presa e dirige Fase IV: distruzione Terra (1974), un film di fantascienza che, per quanto acclamato dalla critica, non riscuote molto successo. A causa del flop del film Bass si dedicherà con maggior vigore in quel periodo al design grafico commerciale, realizzando varie brand images fra cui quelle di At&T, Minolta, United Airlines e Bell. Dopo un periodo di pausa, Bass realizza le sequenze introduttive di Dentro la notizia(1987) e Big (1988), per poi instaurare un sodalizio professionale con Martin Scorsese, che gli commissionerà i titoli di testa di Quei bravi ragazzi (1990), L’età dell’innocenza (1993) e Casinò (1995), oltre che il poster per Cape Fear – Il promontorio della paura (1991). Bass ha collaborato anche con Steven Spielberg (poster di Schindler’s List, 1993) e ha realizzato i poster pubblicitari per le cerimonie degli Oscar dal 1991 al 1996, anno in cui morirà.

Credits

Titolo originale: Phase IV – Paese di produzione: GBR/USA – Anno: 1974 – Durata: 86′ – Regia: Saul Bass – Produzione: Alced Production, Paramount Pictures – Produttore: Mayo Simon – Fotografia: Dick Bush – Montaggio: Willy Kemplen – Effetti speciali: John Richardson – Musiche: Brian Gascoigne – Scenografia: Don Barry.
Cast. Nigel Davenport: Ernest Hobbs (Emilio Cigoli) – Michael Murphy: James Lesko (Luigi La Monica), Lynne Frederick: Kendra – Alan Gifford: Eldridge – Robert Henderson: Clete.

In collaborazione con LatitudineZero – visioni mediatiche e realtà oniriche