LA GOLDEN AGE DELLA FANTASCIENZA SI CHIUDE IN MODO GLORIOSO CON QUESTO PERFETTO ESEMPIO DI SPACE OPERA PER CERTI VERSI ANCOR OGGI INSUPERATO.

La Golden Age della fantascienza, gli anni 50 del 1900, si chiude in modo glorioso con questo perfetto esempio di avventura spaziale per certi versi ancor oggi insuperato. Parliamo di Inferno nella stratosfera, diretto da Ishiro Honda nel 1959.

Il film è ambientato nel 1965, quando la razza umana è già in grado di costruire basi spaziali orbitanti. Lʼingresso dellʼuomo nellʼera delle grandi conquiste spaziali non è passata inosservata agli occhi delle altre razze che popolano la galassia, che senza colpo ferire proprio in apertura film fanno a pezzi una povera base orbitante. In concomitanza con lʼattacco alieno altre catastrofi sconvolgono la Terra (Venezia sʼinabissa a causa di una marea eccezionale, solo per dirne una!). I delegati delle Nazioni Unite sʼincontrano a Tokyo presso lo Space Research Center, alla ricerca di una soluzione al drammatico problema. La grande speranza è unʼarma di nuova concezione, un cannone a raggi laser capace di produrre oltre 600 megatherms di potenza. Mentre il maggiore Ichiro Katsumiya illustra le potenzialità dellʼarma, ill dottor Adachi mostra ai delegati due razzi messi a punto da una troupe di scienziati di tutto il mondo. Ma gli extraterrestri tramano, e uno degli ambasciatori, schiavizzato dagli alieni mediante un radiocontrollo trapiantato nel cervello, cerca di rubare il laser. La tragica sorte tocccherà al miglior amico dellʼaitante maggiore, il povero Iwamura, che diverrà lʼinvolotario jolly a bordo di una delle navette spaziali, indirizzate verso misteriorsi segnali radio provenienti dalla Luna. Il primo ostacolo alla missione è una tempesta di meteore infuocate indirizzata verso i nostri eroi dagli spaziali, non appena arrivano in vista del relitto della base orbitale. Iwamura si scopre nello stesso istante in cui il cannone laser viene azionato, ma è ben presto ridotto allʼimpotenza e legato. Incuranti delle minacce di morte scagliate dagli alieni, i razzi allunano e due mezzi si staccano dalle astronavi madre. Stimolato dal radiocontrollo, Iwamura riesce a liberarsi, uccidere la guardia e distruggere uno dei veicoli spaziali, mentre la spedizione terrestre rintraccia la base aliena (popolata da naniformi alieni bardati da curiosi elmetti), che viene distrutta da un raggio ben piazzato da Katsumiya. Distrutta la fonte dʼemissione delle onde radio, Iwamura riacquisterà la ragione, giusto in tempo per scongiurtare la distruzione del secondo razzo. In un carosello dʼeffetti speciali, i terrestri batteranno in ritirata combattendo unʼepica battaglia contro gli inferociti dischi di pattuglia. Torneranno tutti sani e salvi sulla Terra, ad eccezione di Iwamura, che per espiare le sue colpe coprirà la ritirata dei compagni restando sul suolo lunare. Una volta rientrati sul pianeta, il manipolo di eroi capitanato da Katsumiya e Adachi dovrà fronteggiare lʼattacco definitivo degli alieni, che chiameranno in causa lʼastronave madre della loro flotta. I dischi volanti sono preannnunciati da una pioggia di meteore che devasta la superficie terrestre, ma una volta che il titanico vascello getta la sua ombra sinistra su Tokyo, verrà abbattuto dallʼEarth Defense Force con un gigantesco cannone laser, che scongiurerà definitivamente la minaccia spaziale.

Space Wages War on Earth!
– tagline edizione USA

Nel film, girato sulla scia del successo del precedente I Misteriani, si ipotizza che la Terra, ormai in una fase avanzata di conquista dello spazio, sia sottoposta allʼattacco di esseri di un pianeta lontano che hanno una base sulla Luna. Intrigante prodotto della Toho; la sceneggiatura è perfetta, lʼambientazione lunare accettabile, la colonna sonora elettrizzante, gli effetti speciali di ottima qualità, superiore di gran lunga a quella di molti film dello stesso periodo. Il film ha un incipit folgorante, completamente diverso dalle coeve pellicole americane del tempo, sovente infarcite di lunghe, defatiganti premesse; ancor prima dei titoli di testa viene lanciato, da un satellite in orbita, lʼallarme dellʼinvasione aliena. La vicenda, pur tra molte ingenuità, si snoda lineare e convincente supportata dalle buone performance degli attori, dagli effetti speciali primitivi ma efficaci di Eiji Tsuburaya e dal commento musicale di Akira Ifukube. Il film, come altre opere di Honda, è tratto da un racconto breve di Jojiro Okami e sceneggiato da Takashi Kimura. Il consueto cast tecnico, galvanizzato dai precedenti successi, fornisce ancora una volta prova di grande abilità nonostante le numerose difficoltà dovute allʼestrema complessità della storia che presenta situazioni eterogenee e molto variegate. Il regista riprende e riesce a miscelare con grande abilità tutto il materiale preesistente sulla materia: il viaggio sulla Luna (Destinazione Luna), la distruzione della stazione spaziale (La regina di Venere), lʼattacco dei dischi volanti (La Terra contro i dischi volanti), il controllo della mente (Invasori spaziali). Il film risulta intriso di quel cosiddetto sense of wonder che fu caratteristica peculiare della fantascienza di quel tempo.

Grande impegno per Tsuburaya, direttore degli effetti speciali, che si è dovuto cimentare con una grande diversificazione di ambienti e scenografie (specialemnte le scene di distruzione delle città in plastico) per una vicenda che si svolge in parte sulla Terra e in parte sulla Luna e nello spazio. Alcune delle critiche rivolte a questo film risultano superficiali e del tutto immotivate; è stato, ad esempio, ironizzato sul colore giallo canarino delle tute degli astronauti. Il colore giallo è stata solo unʼinvenzione pittorica dellʼautore del manifesto italiano evidentemente influenzato da precedenti film americani dove erano state usate tute dai colori appariscenti con la giustificazione di un più facile riconoscimento. In realtà le tute sono di colore bianco-argento, peraltro molto convicente, come chiaramente evidenziato nelle foto e nei manifesti originali giapponesi. Come già accentato è schierato un cast di ottimi attori: nel ruolo del protagonista troviamo il magnetico, famoso e fascinoso Ryo Ikebe che fornisce una prova superlativa, già celebre per essere apparso in Gorath (1962), sempre per la regia di Honda e che alcuni anni dopo sarebbe tornato al colossal fantascientifico con Guerra spaziale (1977) di Jun Fukuda. Ugualmente eccellente anche la prestazione di Koreya Senza (che concluderà la sua carriera in Tora! Tora! Tora!, 1970, con la memorabile interpretazione del principe Konoye) come anche quella di Yoshio Tsuchiya e di tutti agli altri interpreti: Hisaya Itoh (Koguri), Len Stanford (dottor Richardson), Harold S. Conway (dottor Immerman), Minoru Takada (comandante forze difesa). Molto dignitose anche le interpreti femminili: Kioko Anzai (Suzuki) ed Elise Richter (Silvia) anche se i rispettivi personaggi risultano essere alquanto inconsistenti, cosa peraltro normale nella fantascienza piuttosto misogina di quel periodo. Un cammino assai lungo sarebbe stato necessario prima di arrivare ad Alien (1979) con la splendida figura dellʼenergica e determinata Ripley (Sigourney Weaver) il terzo ufficiale dellʼastronave Nostromo destinata a diventare la più bella, affascinante e famosa eroina di tutto il cinema di fantascienza.

Nella versione occidentale non ci sono stati rimaneggiamenti; il film è stato quindi visto nella sua versione integrale tranne che per la colonna sonora sostituita, nellʼultima parte del film, con alcuni brani di repertorio. Contrassegnato sui giornali dellʼepoca con quattro pallini (grande successo di pubblico) il film è una classica space opera; un prodotto estremamente nitido e pulito che, seppur privo della carica delirante di altre opere di Honda, è anco oggi estremamente godibile.

Credits

Titolo originale: 宇宙大戦争, Uchu daisenso (“La grande guerra spaziale”) – Produzione: Toho, colore, 93 minuti – Distribuzione: 26/12/1959 – Produzione: Tomoyuki Tanaka – Regia: Ishiro Honda – Sceneggiatura: Shinichi Sekizawa – Storia: Jotaro Okami – Direzione artistica: Teruaki Abe – Fotografia: Hajime Koizumi – Editore: Kazuji Taira – Musica: Akira Ifukube – Registrazione sonoro: Choshichiro Mikami – Manager produzione: Yasuaki Sakamoto – Assistente regia: Koji Kahita – Luci: Rokuro Ishikawa – Suono: Toho Dubbing Theatre – Effetti sonori: Toho Sound Effects Group – Effetti speciali: Eiji Tsuburaya – Direzione artistica effetti speciali: Akira Watanabe – Fotografia effetti speciali: Teisho Arikawa – Luci effetti speciali: Kuichiro Kishida – Fotomontaggio: Hiroshi Mukoyama – Fotografia ottica: Kinsaburo Araki.
Cast. Ryo Ikebe: maggiore Ichiro Katsumiya (Pino Locchi) – Kyoko Anzai: Etsuko Shiraishi – Minoru Takada: dottor Adachi (Giorgio Capecchi) – Koreya Senda: Comandante della Difesa (Mario Pisu) – Len Stanford: dottor Roger Richardson (Emilio Cigoli) – Harold S. Conway: dottor Immerman (Manlio Busoni) – Elsie Richter: Sylvia – Hisaya Itoh: Koguri – Yoshio Tsuchiya: Iwamura (Giuseppe Rinaldi) – Kozo Nomura: comandante missile – Fuyuki Murakai: ispettore Ariaki della Polizia Internazionale.
Edizione USA: Battle In Outer Space. Esclusività: Columbia Pictures; edizione: Bellucci Productions; dialoghi: Joseph Bellucci; sviluppo: Pathe; 90 minuti; distribuzione: Giugno 1960; USA double bill: Twelve To The Moon (Columbia, 1960).
Edizione italiana:Inferno nella stratosfera. Esclusività: Columbia CEIAD & Columbia Pictures; doppiaggio: CDC. Distribuzione: 1960.

In collaborazione con LatitudineZero – visioni mediatiche e realtà oniriche