PERCHÉ QUANDO TI SVEGLI IN UN MONDO DISTOPICO, NON IMPORTA SE TU SIA UN GUARDIANO O UN RIBELLE: È MEGLIO CHE COMINCI A CORRERE…

Se c’è un film che insieme a 2022: i sopravvissuti e Rollerball mi ha fatto innamorare della fantascienza distopica degli anni 70, quello è sicuramente La fuga di Logan, ho ricordi abbastanza chiari di quando lo vidi la prima volta al cinema e alla fine succede sempre che a cadenza quasi periodica io decida di rivedermelo. Il mito di questo film è cresciuto negli anni fino ad assorgere allo status di Cult, certo bisogna dire che Padre Tempo non è stato affatto buono con questa pellicola, ma per i suoi contenuti, più che per i manifesti segni del tempo, La fuga di Logan è sicuramente un classico.

Alla base del film il romanzo omonimo del 1967, scritto a quattro mani da William Francis Nolan e George Clayton Johnson, i cui diritti di sfruttamento, dopo una serie di rimpalli, finirono nella mani del produttore Saul David, che affidò la regia a Michael Anderson (premio Oscar per Il giro del mondo in 80 giorni nel 1957) e una valigetta con 9 milioni di dollari da utilizzare come budget. Il film è un discreto successo numeri alla mano, con 25 milioni si ripaga la produzione (per un confronto con i film moderni, moltiplicate pure per tre questi numeri), ma va sotto con perdite contro due altri film, usciti pochi mesi dopo: Incontri ravvicinati del terzo tipo e Guerre Stellari, non proprio pizza e fichi.

Questi due film cambiano la percezione della fantascienza presso il grande pubblico, contribuendo a mettere la parola fine al filone della fantascienza distopica, anche perché paragonando gli effetti speciali dei tre film, quelli di Spielberg e Lucas tengono magistralmente botta, mentre quello di Michael Anderson è invecchiato malamente. Ma il film, resiliente come il suo protagonista, piazzò la stoccata definitiva, portandosi a casa l’Oscar per i migliori effetti speciali, questo riassume più di mille parole l’utilità di quel premio. Lo sceneggiatore David Zelag Goodman, che proveniva dal Marlowe di Robert Mitchum (1975) e dal successo di Cane di paglia (1976), pronto poi a firmare Gli occhi di Laura Mars (1978), allunga il futuro dal 2116 al 2274 e l’età critica diventa 30 anni dai 24 originali del romanzo.

Nel 2274 alcune migliaia di sopravvissuti a una guerra nucleare globale vivono in una città “bioecologicamente” bilanciata e chiusa sotto una cupola impenetrabile, completamente controllata ed automatizzata da un potentissimo computer ubiquitario. Gli esseri umani che vivono all’interno della città, ignari di tutto ciò che esiste all’esterno e praticamente prigionieri del computer, conducono un’esistenza pianificata sotto tutti gli aspetti e assistita da servomeccanismi che permettono loro una vita assolutamente agiata, quasi completamente in assenza di lavoro e mansioni, tra lussi, divertimenti, assoluto benessere e spensieratezza. Gli individui non vi nascono naturalmente ma vengono clonati dal sistema, seguendo alcune varianti genetiche per mantenere una certa diversità comunque molto limitata. Per risolvere ogni problema di sovrappopolazione è stato istituito, dal controllo computerizzato centrale, un sistema di limitazione del numero degli abitanti: l’eutanasia forzata a 30 anni. Per compiere questo procedimento senza l’opposizione della popolazione a ognuno, sin dalla nascita, viene innestata una sorta di cristallo a variazione cromatica nel palmo della mano; la piccola pietra incastonata funziona da contatore dell’età, variando di colore da bianca alla nascita fino a nera alla morte; nell’ultima fase la gemma appare di colore rosso, sempre più intenso, fino al raggiungimento del trentesimo anno quando comincia a lampeggiare segnalando la scadenza finale, alla conclusione della quale la persona parteciperà al Carousel, una spettacolare cerimonia collettiva periodica, condotta in un anfiteatro con tanto di pubblico giubilante, al termine della quale si fa credere che il soggetto venga “rinnovato” reincarnandosi in un nuovo nascituro per ricominciare il ciclo della vita, ma in realtà viene ucciso in modo spettacolare per far posto al suo successore neonato. Il protagonista, Logan 5 (ovvero quinta reincarnazione del genotipo denominato Logan), appartiene a una sorta d’élite privilegiata di guardiani con il compito di sopprimere coloro che vogliono sottrarsi al Carousel. Inizialmente è molto zelante riguardo alle problematiche della sua mansione, e in realtà appare come uno dei migliori se non il migliore del suo campo, anche se tra le pieghe della sua mente cominciano a insinuarsi dubbi riguardo l’effettivo “rinnovamento” tanto osannato quanto radicato in tutta la società. La costante tranquillità dei cicli di “rinnovamento” in realtà viene turbata e messa in discussione da una esigua rete segreta di dissidenti che talvolta riescono inspiegabilmente a sottrarsi al Carouselper sparire apparentemente nel nulla. Il computer decide di indagare sui pochissimi indizi raccolti nel tempo: così il sistema di controllo centrale incarica Logan 5, in qualità di agente affidabile ed esperto, di smascherare e sgominare questo movimento sovversivo una volta per tutte. Gli indizi e le tracce sono pochissime, praticamente si sa solo che i fuggiaschi, per mezzo di una chiave ankh si rifugerebbero in un misterioso luogo chiamato Sanctuary (il Santuario), pertanto il computer decide di infiltrare Logan 5 tra i sovversivi e per rendere la situazione più credibile procede con una retroprogrammazione, praticamente viene riprogrammata la sua scadenza, togliendogli gli ultimi anni di vita che gli spettavano; la pietra di Logan a questo punto inizia a lampeggiare segnalando per lui l’inevitabile imminenza del Carousel.Logan domanda se al termine della missione gli verranno restituiti gli anni che restavano, ma il computer tace in maniera eloquente. Da questo momento inizia la fuga di Logan vera e propria. In modo concitato mentre viene braccato dai guardiani all’oscuro della sua missione segreta, in particolare dal suo compagno e migliore amico Francis 7 che diviene la sua nemesi, Logan 5 riesce ad individuare e circuire una ragazza in qualche modo implicata nelle fughe a Sanctuary. La ragazza, Jessica 6, si innamora di Logan e decide non solo di aiutarlo ma di fuggire con lui nonostante il suo tempo del rinnovamento non fosse ancora giunto. A questo punto però Logan capisce a sua volta le ragioni e la sincerità di Jessica, decide di lasciare il doppio gioco e di fuggire realmente a Sanctuary, abbandonando definitivamente la missione che oltretutto non gli dava garanzie di sopravvivenza anche in caso di successo. Arrivati con l’aiuto di alcuni dissidenti (tra cui Holly) nei segreti bassifondi inesplorati della città, i due si rendono conto di un’amara verità; scoprono vasti criomagazzini alimentari gestiti da un solitario androide chiamato Box in preda a delirio di onnipotenza; Box confida ai due fuggiaschi che i rifornimenti di plancton, che permettono la fabbricazione dei prodotti alimentari per la città, da tempo sono venuti a mancare e che al loro posto sono cominciati ad arrivare rifornimenti di esseri umani. Nessuno perciò aveva mai raggiunto l’ipotetico Sanctuary in quanto tutti i fuggiaschi venivano intercettati da Box per essere congelati e trasformati in derrate alimentari per la città. Dopo varie peripezie e sempre braccati da Francis 7, Logan e Jessica riescono ad arrivare nel mondo esterno, precisamente si ritrovano in una Washington postatomica, ridotta a rovine in mezzo a una foresta; quando incontrano un anziano e vedono la gemma inerte divenuta di color grigio, si rendono conto che la vita naturale sulla superficie è di nuovo possibile. Dopo l’ultimo scontro con Francis 7, nel quale il guardiano muore, decidono di tornare nella città e dimostrare a tutti la realtà della vita all’esterno per porre fine all’esistenza artificiale a cui li aveva condotti il rito del Carousel imposto dal computer centrale. Tornati nella città, i due passano inosservati e nessuno presta loro credito. Logan viene catturato e ricondotto al computer centrale che lo interroga; anche penetrando ciberneticamente nella sua mente, il computer tuttavia non riesce a comprendere il fatto che Sanctuary non sia mai esistito ma i due siano riusciti comunque a fuggire, innescando nella macchina un conflitto. Una reazione a catena disabilita completamente tutti i sistemi e distrugge la città, rendendo a questo punto evidente a tutti la realtà esterna.

«Che cos’è?»
«Non lo so, ma qualunque cosa sia, riscalda!»
– Jessica 6 e Logan 5, la prima volta che vedono il Sole

Iniziamo dalle note negative che, in fondo, è una sola, anche se significativa: rivedere La fuga di Logan quasi quarant’anni dopo la sua uscita ci ricorda che in uno scontro uno contro Padre Tempo nessuno ha mai avuto la meglio, dovrei dirvi “invecchiato male”, ma sarebbe largamente riduttivo. La megalopoli è palesemente un plastico da fare quasi rivalutare quelli di Bruno Vespa (ho detto quasi), le pistole laser dei guardiani? Guarda caso, ad ogni sparo, colpiscono sempre una parete dietro ai protagonisti, dov’era stata precedentemente posizionata una carica che fa tante belle scintille, pistola puntata, scintilla, pistola puntata, scintilla, roba che a confronto le sparatorie dell’A-Team sembravano dirette da John Woo.

Ma il momento in cui la sospensione dell’incredulità casca dal divano, tenendosi la pancia dal ridere, è la scena di Box, senza ombra di dubbio il robot più pietoso mai visto la cinema, uno scatolone che traballa in equilibrio precario su ruotine radiocomandate, tutto ricoperto di superfici riflettenti, nemmeno fosse una palla da discoteca degli anni 70 e una capoccia posticcia ricoperta di stagnola. Non vi dico l’imbarazzo, ho quasi litigato con la mia sospensione dell’incredulità, perché con le sue risate mi copriva i dialoghi del film. Posso dirvi che nella seconda metà del film, le location migliorano molto, ce n’è almeno una piuttosto famosa ricostruita più che decentemente, non posso dirvi quale perché non voglio rovinarvi la visione, ma, in ogni caso, vale la pena fare lo sforzo di andare oltre questi effetti speciali (premiati con l’Oscar ci tengo a ricordarlo) imbarazzanti, perché i contenuti e le idee del film sono tante e ancora attuali, partendo proprio dallo scatolone Robby Robot. Che sarà brutto e imbarazzante come quando spunta fuori la foto di classe delle medie, ma è una macchina resa folle dal logorio del tempo che, malgrado tutto, continua a seguire ciecamente gli ordini che le sono stati impartiti, un brutto cliente con cui non vorrei avere mai a che fare. Aggiungo una nota personale: se mai dovessimo arrivare ad avere un bell’adattamento cinematografico dei romanzi della Torre Nera di Stephen King, spero che chiunque sarà incaricato di realizzare Blaine il mono, si vada a rivedere questo film, anche solo per imparare dai suoi errori. Dalle mie paleo-visioni, conservavo ricordi ingigantiti di questo film, ad esempio, la scena del rituale, la ricordavo come una roba pazzesca di colori e gente che svolazzava qua e là ed, in effetti, la coreografia circense è ancora oggi la più complicata mai realizzata sul set di un film, per il me stesso ragazzino di allora, trent’anni erano un tempo infinitamente lungo, ora che anche la mia pietra lampeggia rosso sento i messaggi del film ancora più necessari e condivisibili.

Non voglio rovinare la sorpresa a chi di voi non avesse mai visto il film, ma ci sono state poche pellicole capaci di riassumere concetti complicati come il fatto che un’ideologia possa costringere le persone, o un’intera società ad accettare come normali cose totalmente assurde, non solo trovo condivisibile la presa di coscienza e l’esplosione di libero arbitrio all’interno di un regime controllato di Logan, ma anche il modo in cui il film ribadisca il diritto dell’uomo anche a sbagliare, ad invecchiare, insomma alla vita, il tutto magnificamente rappresentato dal personaggio del mitico Peter Ustinov. Ah! Peter Ustinov, sì, perché c’è anche lui nel film e fa anche una prova magnetica, il suo personaggio, accreditato solo come “Old Man” è la mosca bianca, è l’ultimo uomo della Terra, sopravvissuto di un’Era che non esiste più, che Ustinov interpreta con un candore e la leggerezza tipica di chi dice: «Sono vecchio e ne ho già viste tante» e che, in fondo, è felice di aver trovato finalmente qualcuno con cui chiacchierare, qualcuno che non siano i suoi numerosi gatti intendo. Il bello è che Ustinov sul set ha improvvisato quasi la totalità dei suoi dialoghi, citando a memoria poesia di T.S. Eliot, se devo dirla tutta, la mia scena preferita è quando Logan e Jessica vedendo per la prima volta un uomo anziano in vita loro, lo studiano e realizzano che un corpo umano può davvero ricoprirsi di rughe in quel modo, questo vi dice di quanto il potente il messaggio che sta dietro al film. Alcune scene tagliate nel montaggio finale:

  • la scena di apertura originale aveva Francis con sette uomini a caccia un corridore a cui sparavano alle spalle ed egli finiva in una fontana di acqua per gli applausi degli spettatori.
  • Il box di scultura di ghiaccio con Logan eJessica,questa venne rimossa come in quanto essi sono abbracciati e nudi come due amanti e questo avrebbe significato un rating R negli Stati Uniti.
  • Francis e Logan incontrano una donna che deve essere terminata perché ha oltrepassato la data di scadenza. Essi casualmente ne parlano e questo dimostra l’indifferenza della società alla morte.
  • Una più lunga, più genuina versione della sequenza che coinvolge alcune personaggi i quali passano attraverso un’orgia che si svolge in un negozio.
  • Per la messa in onda televisiva negli Stati Uniti non è stata rimossa tutta ma una frazione di secondo, rendendo incomprensibile la sequenza degli amanti congelati nel box.

Michael York è perfetto nella parte di Logan, funziona perché ha il fisico di uno che potrebbe essere replicato in infiniti seguiti di se stesso, ma allo stesso tempo ha l’espressione«Ma che diavolo succede qui!» che è perfetta per il personaggio, occhi aperti perché fa un piccolo cameo Farrah Fawcett, anche se la scena risulta parecchio fine a se stessa. Invece, nei (succinti) panni di Jessica 6, Jenny Agutter è perfetta, del tutto credibile nel ruolo di quella per cui uno potrebbe mollare tutto e partire, d’altra parte sperava di fare così in un altro film di culto, in cui lei era un’infermiera e il protagonista affetto da un caso grave di peli superflui durante le notti di luna piena. Oggi temo che Michael York sia un caratterista poco noto, sebbene appaia in un numero abnorme di film: se lo dovessi descrivere ai gggiovani direi che è il capo di Austin Powers. Purtroppo non mi vengono in mente altri ruoli moderni di pari rilievo. Quando ero giovane negli anni 80 invece il discorso era diverso: York era un signor attore. Nel 1972 si era fatto notare come co-protagonista di Cabaret, dove faceva girar la testa a Liza Minnelli, e dal 1973 aveva iniziato a far emozionare tutti i ragazzi interpretando D’Artagnan in un ciclo di film oggi dimenticati: per me York rimarrà per sempre l’unico vero grande D’Artagnan. L’unico altro ruolo degno di nota della sua infinita carriera è proprio Logan, dopo il quale purtroppo la sua stella si è appannata.

Sulla scia del successo del film, William Francis Nolan pubblicò una serie di romanzi che portavano avanti la storia del personaggio, il primo dei quali Il mondo di Logan uscì nel 1977, lo stesso anno in cui la Marvel Comics produsse un fumetto ispirato al film durato sette numeri. Esiste anche una serie TV sempre dello stesso anno, durata una sola stagione da 14 episodi. Tutto viene velocemente dimenticato dal nostro distratto Paese, dove il film esce (non si sa quando) in una rarissima VHS MGM e poi scompare nel nulla. Persino la Mondadori, che ristampa tutto il ristampabile fino alla nausea, ha dimenticato il romanzo lasciandolo in pasto agli avidi collezionisti (e ora mi mordo le mani perché più volte l’ho visto su bancarella senza comprarlo!).

Il peso specifico di questo film si misura anche in parte sul suo lascito, ad esempio,The Island diretto da Michael Bay nel 2005 ha svariate analogie con La fuga di Logan, basta dire che i due protagonisti (interpretati da Ewan McGregor e Scarlett Johansson) si chiamano Lincoln 6 Echo e Jordan 2 Delta, vi ricorda nulla? Da svariati anni si parla di un remake per questo film, i diritti di sfruttamento sono nelle mani della Warner Bros, il più accreditato per il ruolo di Logan sembra ancora essere Ryan Gosling, questo perché il più invasato all’idea di dirigere un remake di questo film è Nicolas WindingRefn, avete presente cosa potrebbe diventare nelle sue mani la scena del rituale? Sarebbe capace di dirigerla lisergica ed esagerata come nei miei ricordi di gioventù! Staremo a vedere se questo film vedrà mai la luce, visto il tema e la giovane età dei protagonisti, mi sembra davvero strano che nessuno laggiù nel bosco di Holly abbia mai preso in considerazione l’idea di rilanciare La fuga di Logan sotto forma di saga young adult in dodici comode parti, roba da farci rimpiangere il robot discotecaro ricoperto di stagnola!

La “corsa” di Logan è quella che compiono tutti gli eroi del futuro distopico, che rinunciano alla loro vita agiata e tranquilla in un mondo brutto per affrontare i pericoli mortali di un mondo bello. E ovviamente il mondo bello è il nostro… che proprio bello bello non è… Alcune sequenze identiche a L’altra faccia del pianeta delle scimmie (1970) rendono un bel po’ datato la struttura tecnica del film, ma il suo messaggio è ancora potente: guardate sempre al di là delle affermazioni roboanti e delle verità imposte (e supposte). Perché quando ti svegli in un mondo distopico, non importa se tu sia un guardiano o un ribelle: è meglio che cominci a correre…

Alcune curiosità…
  • I costumi erano originariamente destinati ad essere relativamente risicati per tutti gli attori del film, ma è stato deciso lo spreco e anche il costo del make-up alla fine fu proibitivo.
  • Le prime scelte per i ruoli di Logan e Jessica erano Jon Voight e Lindsay Wagner. Il ruolo di Peter Ustinov nel personaggio del Vecchio, era stato offerto a James Cagney.
  • Il personaggio di Francis inizialmente doveva essere interpretato da William Devane, ma egli si tirò fuori dal film.
  • Secondo Michael Anderson, i pulsanti del vecchio sono centesimi degli Stati Uniti. Facendo con loro dei pulsanti di fortuna, perché non riusciva a trovare alcun pulsante reale in quel momento.
  • I colpi dei pistoni che controllavano l’ascensore che porta alla scena nella grotta di ghiaccio sono state presi direttamente da un film precedente del regista Michael Anderson, I Giganti del mare.
  • Gli orologi della vita sulle mani di tutti iniziano in chiaro (alla nascita), ingialliscono all’età di 8 anni, il verde appare a 16 anni, e il rosso a 23. Ognuno porta i vestiti dello stesso colore come i loro orologi di vita (ad eccezione dei Sandmen, che indossano uniformi nere). Come l’ultimo giorno, 30 anni, si avvicina, gli orologi della vita lampeggiano in rosso e nero, poi, al 30 il giro si fa totalmente nero.
  • Durante l’incontro tra il vecchio e i corridori Logan e Jessica, il vecchio cita spesso poesie tratte dal Libro delvecchio Possum dei gatti pratici di T.S. Elliot .
  • Quando Logan salta per tornare nella cupola esso è reale. Questo avvenne tutto nella “piscina attiva” dei Giardini d’acqua posti in Ft. Worth, Texas. La piscina principale usata aveva nove metri di profondità, ma dopo che quattro persone sono annegate lì nel 2004 (vicino al punto in cui Logan e Jessica si tuffarono) la piscina venne chiusa. Quando ha riaperto nel 2007, la profondità è stata ridotta a due metri.
  • Michael York, Richard Jordan e Michael Anderson Jr. avevano tutti più di 30 anni quando hanno fatto il film.
  • Questo progetto doveva essere originariamente prodotto da George Pal, ma questa volta, Pal aveva già lasciato lo studio.
  • Anche se il modello della cupola interna della città manca di dettagli sufficienti a dare un senso di realismo, esso è comunque costruito su una scala abbastanza grande per ospitare il sistema ferroviario e per il labirinto delle auto in miniatura. Molti degli edifici in primo piano del modello erano di tre o quattro piedi di altezza. Gli edifici sono stati costruiti in diverse scale in base alla loro distanza dalla cinepresa per dare al paesaggio modello un maggior senso di profondità (un comune stratagemma fotografico/negli effetti speciali è una tecnica nota come “prospettiva forzata”).
  • Almeno due auto del labirinto dalle vere dimensioni furono costruite per il film, alimentate da motori elettrici da golf cart.
  • Le scale che Logan e Jessica scendono per fuggire dal “Negozio dell’Amore” in realtà portano alla passerella sopra di uno dei teatri di posa degli studio MGM.
  • Originalmente la sequenza del “Negozio dell’Amore” durava molto più a lungo, ma dovette essere ridotta sotto la pressione della censura MGM. Scene tagliate: Il box di una scultura di ghiaccio con Logan e Jessica abbracciati nudi, e diversi personaggi in visita al negozio Hallucimill nella Galleria dei negozi (quest’ultimo è stato tagliato per la sua rappresentazione del consumo di droga). Tutto il filmato aggiuntivo e il suo commento musicale di sottofondo sono stati successivamente persi in quella che è oggi conosciuta come “la grande purga MGM”, quando il proprietario dello studio Kirk Kerkorian vendette quello che poteva dei vasti archivi dello studio e semplicemente buttò via il resto.
  • La piscina da cui Logan e Jessica emergono quando rientrano in città è la famosa Esther Williamsdegli studi MGM.
  • La sequenza Carousel è una delle più complesse sequenze di volo per mezzo di cavi mai realizzata per un film. Un impianto circolare è stato costruito al di sopra del set, realizzato per ruotare in sincronia con la piastra girevole sottostante. Inizialmente, gli stuntman sono stati tutti supportati da un unico argano a guidare il meccanismo per i loro sottili cavi di sostegno. Purtroppo questo ha portato ad aggrovigliare i cavi durante le prove, quindi ogni stuntman doveva essere districato e portato giù dalla piattaforma in un ascensore di manutenzione. L’impianto ha quindi dovuto essere ri-progettato in modo che ogni stuntman fosse sul proprio verricello separato, con tutti i verricelli collegati a uno switch “panico” che tagliava la potenza in caso di emergenza. Per riprese invertite, il cristallo bianco sul soffitto dell’arena è stato costruito sul piano del palcoscenico, e gli stuntman sono stati abbassati verso di esso. Queste sequenze sono state poi girate a testa in giù, in modo da far sembrare che gli stuntman si muovevano verso l’alto.
  • Le pistole laser dei Sandmenfurono ottenute con piccole cartucce di gas butano, ed erano difficili da far funzionare in modo affidabile sul set in quanto il gas non sempre si accendeva una volta tirato il grilletto.
  • Quando il Vecchio sta mostrando a Logan alcuni dei ritratti utilizzati per essere appesi alle pareti della capitale, uno dei quali era originariamente essere stato del presidente Richard Nixon dice: «Lo hanno riutilizzato, ma era un personaggio screditato… o qualcosa del genere». Secondo il regista Michael Anderson, il dialogo è stato considerato al tempo troppo controverso ed è stato abbandonato.
  • La sequenza nella grotta di ghiaccio è stata effettivamente girata in piena estate a Los Angeles. Le persone congelate nel ghiaccio non erano manichini, ma gli extra che erano stati dipinti di bianco spruzzato. Tutte le comparse dovevano stare perfettamente immobili per alcuni minuti alla volta per ogni ripresa.
  • Roscoe Lee Brown si è espresso sulle sue iniziali difficoltà nel costume del robot. Il costume ingombrante rese impossibile a Browne di andare diritto e avrebbe finito per cadere.
  • Il giorno delle riprese, il regista Michael Anderson e il produttore Saul David decisero che Logan avrebbe dovuto essere più “casual” per la prima scena nel suo appartamento. Il costumista Bill Thomas creò una tunica nera per la casa di Logan in circa due ore, mentre il telefono era acceso. Michael York si è tenuto la veste come ricordo dopo le riprese.
  • Le riprese interne della sala principale sono state girate nella “Sala Grande” al Mart Appearel a Dallas in Texas.
  • Se si presta attenzione alla colonna sonora di Jerry Goldsmith, ci si accorge che egli utilizza un’intera orchestra senza strumenti elettronici quando l’azione è al di fuori della città. Quando essa è invece all’interno della città, la sua orchestra è costituita esclusivamente da archi, pianoforte e strumenti elettronici (anche se nel segmento del “nuovo volto” si sente che ha utilizzato alcuni strumenti a percussione di metallo). La musica all’inizio del film, durante i titoli non aggiunge però gli strumenti elettronici all’orchestra.
  • Nella sequenza del Carousel all’inizio del film, ci sono circa 36 cittadini (più o meno un paio) che sono approdati al RinnovoSe si assume l’idea che tutti i cittadini sono tenuti a immettersi nel Carousel del trentesimo compleanno di qualcuno, e che tutti i compleanni sono distribuiti in modo abbastanza uniforme durante tutto l’anno, e che il numero di persone che “corrono” è abbastanza piccolo, un po’ di matematica ci permette di concludere che la popolazione della città è di circa 400.000 persone.
  • Rod Serlingaveva scritto per la sua celeberrima antologia televisiva Ai confini della realtàun episodio rifiutato chiamato The Happy Place, che descrive una società in cui le persone venivano giustiziate quando esse non compivano 30 anni, ma 60.
  • Prima di produrre il film stesso, Saul Davidacquistò la proprietà dei diritti dal produttore Irwin Allen, che aveva acquisito i diritti del libro come opzione. Purtroppo, Allen era in cima al suo successo personale con i leggendari disaster movie L’avventura del Poseidon e L’Inferno di cristallo così da mettere La Fuga di Logan sul fondo dei suoi progetti per quanto riguardava quelli prioritari. Purtroppo ancora, i diritti di proprietà decaddero e quindi il film è stato poi prodotto da David stesso. Nota interessante: il produttore David come già fece Irwin Allen, utilizzò per La Fuga di Logan il grande uomo di effetti speciali L.B. AbbottE quando David era alla 20th Century Fox nel corso degli anni 60 facendo film come Viaggio allucinante e Il Nostro Agente Flint, L.B. Abbott era l’uomo responsabile degli effetti speciali pure in quei film.
  • Pur avendo un ruolo importante di sostegno nella seconda metà del film. Nessun filmato di Peter Ustinov appare nel trailer.
  • Il filmato di paesaggio urbano è stato riutilizzato dalla Paramount Pictures in un episodio di Star Trek: The Next Generation, intitolato Una seconda opportunità: è visibile fuori dalle finestrature dei quartieri di Jean-Luc Picard.
  • Una comparsa rende il saluto vulcaniano di Star Trek quando saluta il vecchio dopo che tutti fuggono mentre la città esplode.
  • Scartata la prima idea di utilizzare degli ologrammi, i tecnici si sono sono sbizzarriti in un’orgia di modellini ben fatti e curati. Interessante la scena della disintegrazione del cadavere di un ribelle, realizzata mediante la tecnica delle sovrapposizioni successive: si è prima girata una scena con il morto in posizione e di aspetto normale, pi una nella quale il corpo cominciava a presentare le prime tracce di disfacimento, poi una terza con tracce ancora più evidenti e cosi via fino a raggiungere l’effetto desiderato. In questo modo, presentando le immagini in rapida successione e dissolvenza, si ha l’idea richiesta: in questo caso un corpo in progressiva dissoluzione.
  • Piuttosto infelice la scelta del trucco per i “disintegratori”: le pistolette dovevano emettere letteralmente un raggio luminoso che, colpendo il bersaglio, dovevano disintegrarlo simulando delle piccole esplosioni (microdetonazioni favorite da piccole scariche elettriche)… beh, l’effetto era quello di un lancio di castagnole per Carnevale. Anche il robot lascia alquanto a desiderare: è stato ottenuto, come ovvio, “inscatolando” un uomo dentro un’intelaiatura metallica.
Credits

Titolo originale: Logan’s Run – Paese di produzione: USA – Anno: 1976 – Durata: 120′ (colore, sonoro) – Genere: fantascienza – Regia: Michael Anderson – Soggetto: William F. Nolan e George Clayton Johnson (romanzo) – Sceneggiatura: David Z. Goodman – Produttore: Saul David, Hugh Benson – Musiche: Jerry Goldsmith.
Cast: Michael York: Logan 5 (Roberto Chevalier) – Jenny Agutter: Jessica 6 (Vittoria Febbi) – Richard Jordan: Francis 7 (Massimo Giuliani) – Roscoe Lee Browne: Box (Sergio Fiorentini) – Peter Ustinov: L’anziano (Antonio Guidi) – Farrah Fawcett: Holly (Flaminia Jandolo – Michael Anderson Jr.: Doc (Gianni Marzocchi) – Lara Lindsay: Fuggiasca (Paila Pavese) – Germana Dominici: voce computer centrale.

In collaborazione con LatitudineZero – visioni mediatiche e realtà oniriche