Latitudine Zero è uno dei film più pittoreschi della storia della Toho e si può ben dire che concluda degnamente l’Età d’Oro della casa di produzione, contraddistinta dal trio Honda/Tsuburaya/Tanaka, rispettivamente regista, direttore degli effetti speciali e produttori di una catena ininterrotta di successi dal 1954 al 1970, anno in cui la morte del grande Eiji Tsuburaya pose fine a uno dei periodi creativi più eccezionale che la storia del cinema fantastico giapponese ricordi.

Sull’Oceano Pacifico a Est della Nuova Guinea, esattamente sulla linea di latitudine Zero Equatoriale, un gruppo di scienziati sta compiendo degli studi sulla “Corrente di Cromwell”, un getto d’acqua sottomarino che attraversa il Pacifico da Est a Ovest. Verranno calati nelle profondità oceaniche all’interno di un batiscafo tre osservatori: i dottori Ken Tashiro e Jules Masson e il reporter del Trans-Globe News Perry Lawton. Improvvisa, un’eruzione vulcanica sottomarina spezzerà il cavo di sicurezza che collega il batiscafo alla nave madre, la Fuji. I nostri eroi nel trambusto prodotto dal vulcano perderanno i sensi, per risvegliarsi dopo alcune ore a bordo del sottomarino Alpha. I tre sono decisamente disorientati: l’equipaggio dell’Alpha non ha nessun stemma d’identificazione e le bellezze a bordo non mancano, come dimostrato dalla sciantosa dottoressa Anne Barton, che dà loro il benvenuto. Ma di lì a poco un altro sommergibile, il Black Shark, comandato dalla bondage girl Kroiga attacca l’Alpha, che elude il nemico con un effetto ottico, per puntare di gran carriera verso Latitudine Zero, una città costruita sotto il livello del mare e protetta da una spessa cupola di cristallo. Il comandante del sottomarina è il buon capitano Craig McKenzie, che illustrerà le meraviglie della sua città paradiso agli ospiti non preventivati. I tre scopriranno che ormai da decenni nelle profondità oceaniche si combatte una guerra senza esclusione di colpi fra il perfido Malik, datore di lavoro di Kroiga, e McKenzie. Le mire di Malik sono semplici: impadronirsi della città, dove le menti più geniali della Terra, apparentemente scomparse o decedute in circostanze misteriose, risiedono continuando indefesse il loro lavoro per il progresso del mondo, al sicuro dei potentati che male interpreterebbero il valore delle loro scoperte, sfruttandole per la conquista del potere assoluto. Malik ha in mente un uso decisamente deleterio delle scoperte, e McKenzie lo tiene a bocca asciutta da un bel po’. La città/stato ha un’organizzazione interna che non prevede un vero e proprio governo, ma si avvicina per molteplici aspetti all’isola di Utopia teorizzata da Thomas Moore nel suo omonimo capolavoro Utopia (1516): qui il denaro non ha alcun valore, e i metalli preziosi vengono usati solo come soluzione interna d’arredo, per non parlare dei diamanti, che fanno capolino da ogni vaso da fiori, e di cui l’avido Perry farà incetta. In un tripudio di effetti speciali si giunge all’epilogo, con i nostri eroi all’attacco della roccaforte di Malik e tanto di leone alato che volteggia sulle teste degli invasori, parto di un crudele trapianto cerebrale eseguito (senza anestesia!) da Malik ai danni di Kroiga, che ha fallito la missione per l’ultima volta. Il regno del signore del male di turno va in frantumi, e la morte prende Malik con sé. Tashiro e Masson, conclusasi la guerra sulla latitudine Zero decidono di restare in città, beneficiando fra l’altro di una quasi immortalità (McKenzie ha la bellezza di 204 anni!). Unico fra tutti, Perry Lawton, assetato di quella fama e denaro che solo il mondo esterno possono offrirgli, abbandonerà i compagni, testimoniando la sensazionale avventura vissuta nelle profondità abissali, senza però essere creduto: le sue foto allo sviluppo offrono macchie grigiastre e niente più, e i diamanti trafugati sono solo terriccio. Ha forse sognato?

Attacco atomico delle forze del male alla città fantastica a 99 miglia sotto i mari!

(tagline dell’edizione italiana)

Il film vive, nelle immagini della città/stato di Latitudine Zero, un piano onirico reso da una fotografia solare e sgranata, che rende ancor più crudo il contrasto con la realtà del mondo esterno; la pellicola incarna perfettamente le idee espresse da Calderon de la Barca nel suo La vita è sogno (La vida es sueno, composta tra il 1631 e il 1635). I rimandi letterari più lampanti sono comunque Robur il conquistatore e 20000 leghe sotto i mari di Jules Verne. Il film vanta un cast d’eccezione, dalla vecchia gloria della Toho Akira Takarada al perfido Malik, interpretato da un perverso Cesar Romero, il Joker del Batman televisivo degli anni 60, senza contare il capitano Craig McKenzie, alias Joseph Cotten, membro del Mercury Theatre di Orson Welles e star hollywoodiana di prima grandezza (un film per tutti: Angosciadel 1944, al fianco di Ingrid Bergman, Charles Boyer e Angela Lansbury, diretto da George Cukor). Per la particolarità della sua parte, e per la sua fine altrettanto assurda, spicca però la minuta Hikaru Kuroki, autentica fetish lady della situazione, inguainata in un piccante completo di pelle in odore di sadomasochismo spinto, con tanto di frusta e carattere assolutamente bizzoso e dispotico, che contente alla stagionata Lucretia (Patricia Medina) il putrido cuore di Malik. Un film come non se ne fanno più da tempo, genuino e sanguigno, carico di trovate e roboanti effetti speciali.

Credits

Titolo originale: Ido Zero Daisakusen (Latitudine Zero grande operazione militare) – Paese di produzione: Giappone – Anno: 1969 – Durata: 108′, colore, sonoro – Genere: fantascienza – Regia: Ishiro Honda – Produttore esecutivo: Tomoyuki Tanaka – Produttore: Don Sharp – Sceneggiatura: Shinichi Sekizawa (dai racconti Latitude Zero di Ted Sherdeman) – fotografia: Taiichi Kankura – Musica: Akira Ifukube – Editore: Ume Takeda -Luci: Kiichi Onda – Decorazione set: Takeo Kita – Costumi: Kiichi Ichida, Linda Glazman – Registrazione sonoro: Masao Fujiyoshi – Effetti sonori: Sadamasa Nishimoto, Toho Sound Effects Group – Mixer: Hisashi Shimonga – Suono: Toho Recording Centre – Assistente regia: Seiji Tani – Manager produzione: Yasuaki Sakamoto _ Consulente creativo: Warren Lewis – Effetti speciali: Eiji Tsuburaya – Fotografia effetti speciali: Teisho Arikawa – Luci: Kuichiro Kishida – Decorazione set: Akira Watanabe – Fotografia ottica: Yukio Manoda, Sadao Iizuda – Manipolazione scene: Fumio Nakadai, Motonari Tomioka – Presentazione: Don Sharp Productions, coproduzione JAP/USA, Westrex Recording Systen, Eastmancolor – Sviluppo: Tokyo Laboratory, Tohoscope. JAP double bill: Mosura (Toho, 1969).
Cast. Joseph Cotten: Craig McKenzie (Emilio Cigoli) – Cesar Romero: Malik (Giorgio Gusso) – Richard Jaeckel: Perry Lawton (Michele Kalamera) – Patricia Medina: Lucretia (Adriana De Roberto) – Linda Hynes: Anne Barton (Ada Maria Serra Zanetti) – Akira Takarada: Ken Tashiro (Pier Luigi Zollo) – Masumi Okada: Jules Masson (Pier Angelo Civera) – Hikaru Kuroki: Kroiga (Gemma Griarotti) – Riedizioni. Latitude Zero (Latitudine Zero); 95 minuti; distribuzione: 1974.

Edizione USA: Latitude Zero – Esclusività: National General Pictures – Sviluppo: Technicolor – Proiezione test: Dallas Luglio 1969 – Distribuzione: 1970.

Edizione italiana: Latitudine Zero – Esclusività: INDIEF (Internazionale Nembo Distribuzione Importazione Esportazione Films) – Distribuzione: 1970.