Quando ho cominciato a leggere L’uomo di Marte ero un po’ scettica: temevo di non riuscire a star dietro alla gran quantità di nozioni scientifiche che contraddistinguono il romanzo. Tradotto, avevo paura di annoiarmi. Dopo un paio di capitoli mi sono dovuta ricredere.

L’uomo di Marte racconta di un astronauta, Mark Watney, che deve trovare il modo di sopravvivere su Marte, dove è rimasto bloccato a causa di un incidente durante una missione della NASA. Per salvarsi la pelle, Watney si destreggia tra matematica, fisica, astrofisica, ingegneria, botanica e chimica. Ci sono rotte da calcolare, acqua e cibo da produrre e razionare, veicoli da riprogettare, strumentazione da riparare… Tutto viene descritto con grande precisione e realismo, tanto che il confine tra scienza e fantascienza diventa sottilissimo. La lettura rimane piacevole, oltre che scorrevole.

È Mark Watney stesso a riferirci le sue vicissitudini in forma di diario. Al racconto in prima persona si alternano capitoli ambientati sulla Terra, negli uffici della NASA, dove i cervelloni sono al lavoro, e sull’astronave Hermes, diretta verso casa con a bordo il restare equipaggio della missione Ares 3, convinto di aver perso un compagno durante una terribile tempesta di sabbia sul suolo marziano.

Trovare il modo di salvare il culo a Watney: ogni elemento narrativo ruota coerentemente attorno a quest’unico obiettivo. I personaggi sono abbozzati efficacemente per consentire a noi lettori di capire che tipo di individuo abbiamo di fronte, ma non vengono approfonditi oltre. Se entrassimo in un qualsiasi luogo di lavoro (non necessariamente il centro di controllo della NASA) durante una situazione d’emergenza e ci guardassimo intorno vedremmo solo un gruppo di persone, magari stanche o forse agitate, concentrate su quello che stanno facendo: della loro vita privata continueremmo a sapere poco.

Scienza e tecnica che cercano di infrangere i limiti della natura, un uomo solo su un pianeta ostile… La situazione presterebbe il fianco a facili elucubrazioni filosofiche, ma Andy Weir, autore del romanzo, programmatore di computer, appassionato lettore di fantascienza e nerd patentato, tiene il timone ben saldo. Voleva raccontare, con leggerezza e passione, l’avventura di un Mc Gyver dello spazio, e ci è riuscito alla grande.

L’uomo di Marte di Andy Weir (2011). Newton Compton, 371 pagine (ISBN 978-8854184640).