DOPO IL FALLIMENTO DI “DAIKAIJU BARAN”, LA TOHO DECIDE DI REALIZZARE UN FILM CON UN NUOVO KAIJU MA BATTENDO ALTRE STRADE.

Dopo il fallimento di Daikaiju Baran, la Toho decide di realizzare un film con un nuovo kaiju ma battendo altre strade. La sceneggiatura viene ricavata dal racconto Shukan asashi di Shinichiro Nakamura, Yoshie Hoha e Takehiko Fukunaga e – per la prima volta – un kaiju non semina deliberatamente terrore e distruzione. Il tema della natura che si ritorce contro il genere umano, già affrontato in Rodan il mostro alato, viene riproposto in Mosura.

Mosura è la divinità-falena protettrice di una sperduta isola del Pacifico, in costante contatto telepatico con le gemelle Aelinas (due minuscole fate, interpretate dalle cantanti, gemelle anche fuori dalla finzione cinematografica, Emi e Yumi Ito, celebri in Giappone come The Peanuts). In questa sua prima avventura, Mosura dovrà salvare le gemelle, rapite dall’imprenditore senza scrupoli Clark Nelson (Jerry Ito) che a Tokyo le sfrutta come cantanti nello spettacolo The Secret Fairies Show. Mosura, ancora allo stato larvale, verrà invocata telepaticamente dalle fatine, e raggiunta la metropoli, involontariamente abbatterà una serie di grattacieli al suo passaggio. Lo spiegamento di forze disposto dall’esercito non basterà a fermare il suo processo di incubazione: la larva infatti si piazzerà sulla Tokyo Tower per filare il bozzolo e risorgere come falena iridata. Nel frattempo Nelson viene ucciso dalla polizia e finalmente le gemelle scongiureranno un massacro raggiungendo la divinità alata, che riporterà le micro-sacerdotesse sulla sperduta isola, al sicuro dai pericoli del mondo civilizzato.

Fatine: «Mothra will soon be here.»
Junichiro Fukuda (un giornalista): «Mothra?»
Fatine: «Mothra, she’ll rescue us, and return us to our island!»

Il film, diretto dall’onnipresente Ishiro Honda, con gli effetti speciali di Eiji Tsuburaya, si presenta come una fiaba musicale di fattura pregevole, che qualche giornale americano ha persino paragonato ai prodotti Disney. In effetti, si viene trasportati in un mondo fiabesco pieno di fate e carrozze volanti e sin dall’inizio la falena gigante Mosura è pensata non per spaventare ma per divertire e ispirare tenerezza: impossibile non tifare per lei, quando l’esercito nipponico attacca per ucciderla! La pellicola ottenne un successo strepitoso, gli effetti speciali di Tsuburaya sono di altissimo livello, tanto che la Columbia Pictures acquistò subito i diritti del film per l’America, senza tra l’altro infierire sull’opera con la famigerata “occidentalizzazione”. Il film è decisamente una tra le più riuscite produzioni della Toho dopo il Gojira del 1954, sia sul piano narrativo, carico di toni poetici e favolistici, sia per l’alta qualità della regia: ciononostante il film non venne mai distribuito in Italia.

In quanto al mostro al femminile, Mosura incarna Madre Natura (non a caso il nome internazionale Mothra ha un’assonanza con mother, “madre” in inglese), e nel film la metafora ecologista è decisamente esplicita. La creatura, nelle apparizioni future divenne il simbolo del kaiju buono, intervenendo ogni qualvolta l’equilibrio biofisico della Terra sia in pericolo, diventando in breve nemica giurata di Gojira (l’inquinamento per antonomasia) a partire da Watang! Nel favoloso impero dei mostri (1964) e restando uno dei personaggi più amati dal pubblico giapponese. Per realizzare Mosura, Tsuburaya e la sua équipe non poterono utilizzare la classica tuta indossata da un attore e costruirono diversi pupazzi: animati dall’interno per Mosura in versione bruco e da invisibili fili d’acciaio quando è trasformata in falena e vola. Di grande suggestione visiva è la scena in cui il bruco tesse il proprio bozzolo sulla Tokyo Tower, per rinascere poi come stupenda falena.

Oltre alle deliziose gemelline Ito, è da segnalare nella parte del giornalista Junichiro Fukuda il celebre comico Franky Sakai, già mattatore assoluto della parodia dei film di invasione extraterrestre Franky no uchujin (“Gli uomini spaziali di Franky”, 1956), diretto da Ichiro Sugai e prodotto dalla Nikkatsu (la stessa di Gappa il mostro che minaccia il mondo, 1967), dove l’attore veste i panni dello spazzacamino Sakae Sakaida.

Credits

Titolo originale: モスラ, Mosura – Paese di produzione: JAP – 30 luglio 1961 – Durata: 88’ (Tohoscope, Eastmancolor) – Genere: kaiju eiga – Produttore: Tomoyuki Tanaka – Regia: Ishiro Honda – Sceneggiatura: Shinichi Sekizawa (dal racconto di Shinichiro Nakamura, Takehido Fukunaga e Yoshi Hotta edito da Asahi Shimbun) – Direzione artistica: Takeo Kita, Kimei Abe – Fotografia: Hajime Koizumi – Editore: Ichiji Taira – Musiche: Yuji Koseki – Registrazione sonoro: Shoichi Fujinawa, Masanabu Miyazaki – Luci: Toshio Takashima – Manager produzione: Shin Morita – Assistente regia: Masaji Nonagase – Suono: Toho Recording Centre – Effetti sonori: Toho Sound Effects Group – Effetti speciali: Eiji Tsuburaya – Fotografia effetti speciali: Teisho Arikawa – Direzione artistica effetti speciali: Akira Watanabe – Fottografoa ottica effetti speciali: Yukio Manoda – Manager produzione effetti speciali: Kan Narita – Produzione: Toho – Suono: Western Electric Far East Laboratory – JP double bill: Latitudine Zero (Toho, 1969) – JP riedizione del 1974: 62’.
Cast. Frankie Sakai: Junichiro Fukuda, “Bulldog” Tsnichan – Hiroshi Koizumi: dottor Shinichi Nakazo – Ken Uehara: dottor Harada – Kyoko Kagawa: Michi Hanamura – Jerry Ito: Clark Nelson – Emi e Yumi Ito: le Fatine – Takeshi Shimura: editore – Akihiko Hirata: dottore – Yoshibumi Tajima: consulente militare – Akihiro Tayama: Shiro Nazako – Andrew Hughes: ufficiale rosilichiano – Kenji Sahara: pilota elicottero – Robert Dunham: rosilichiano . Tetsu Nakamura: seguace di Nelson.
Edizione USA:Mothra- Esclusività: Columbia Pictures Corporation – Produzione: David D. Horne – Regia: Lee Kressel – Dialoghi: Robert Myerson – Suono: Titra Sound Studios – Sviluppo: Pathé – Distribuzione: 10 maggio 1962 – US double bill: The Three Stooges In Orbit (Columbia, 1962).

In collaborazione con LatitudineZero – visioni mediatiche e realtà oniriche