Dopo Gojira, ecco il secondo kaiju eiga diretto da Ishiro Honda, una pellicola molto diversa dalle due che l’hanno preceduta. Vengono abbandonati gli schemi classici del film di science fiction tradizionale e il tono è più intimista. La trama del film è semplicissima e la prima parte trova il suo punto di forza nella suspance creata dall’invasione delle larve assassine. Seguirà poi l’apparizione dei due mostri alati, con il genere umano a confronto con le mostruose creature, metafora della natura che si ribella al proprio sfruttatore, un concetto di origine animista, spesso presente nella cinematografia di Honda.

In una miniera di carbone situata nei pressi del Monte Aso nella zona di Kyushu, vengono rinvenuti i corpi orribilmente straziati di alcuni operai. Presto si scopre che i responsabili sono una nidiata di larve, dette Meganuron, che risiedono nei sotterranei della cava. Ma Shigeru, un ingegnere, farà una scoperta ben più orribile: assisterà infatti alla schiusa di un gigantesco uovo di una creatura alata, il titanico Rodan. Il mostro giunto in superficie si lascerà alle spalle una scia di distruzione, devastando centri abitati e tutto quanto gli si incontra sul suo cammino. Poco dopo viene avvistato una creatura analoga, probabilmente la controparte femminile del mostro. L’esercito interviene, bombardando la tana sotterranea delle creature. Le esplosioni risvegliano un vulcano, che eruttando ucciderà la femmina travolgendola con una colata lavica. Rodan, dopo aver assistito impotente alla ingloriosa fine della compagna si ricongiungerà a lei tuffandosi nel mare di lava, preferendo la morte a una vita di solitudine.

«In questi ultimi anni, i ripetuti esperimenti con la bomba H hanno sconvolto l’equilibrio naturale della Terra. La nuova energia che è stata sprigionata ha fatto svegliare Rodan dal suo sonno di 200 milioni di anni.»

– professor Kyouichiro Kashiwagi

Rodan, al contrario del kaiju più celebre di Honda, Gojira, non è frutto di radiazioni, ma una creatura proveniente dal passato che difende il diritto ad esistere secondo il proprio istinto. Il film chiude con la stessa amara riflessione del finale de Il mostro della laguna nera (1953) e Tarantola (1955) entrambi di Jack Arnold, dove il mostro è scomodo al genere umano, una creatura che si rivela ben presto più vittima che minaccia: allo spettatore non resta che compatirne la triste fine. Ferma intenzione di Tomoyuki Tanaka era di bissare il successo di Godzilla e, alla ricerca di attrazioni spettacolari da sfruttare in fase promozionale, si scelse di girare la pellicola a colori e in Cinemascope (caratteristica, quest’ultima, di grande rilievo nei kaiju eiga a venire). Il colore tuttavia, almeno in questa prima pellicola, contribuisce solo in parte alla spettacolarità, visto che purtroppo Tsuburaya e la sua équipe non riuscirono sempre a rendere fotograficamente credibili le comunque ben fatte miniaturizzazioni di città o mezzi da combattimento, soprattutto perché costretti dalla sceneggiatura a fare agire il mostro in pieno giorno. Suggestive, comunque, le immagini delle distruzioni causate dal devastante spostamento d’aria indotto dal volo di Rodan, e ben curate risultano matte e sovraimpressioni (superiori alle produzioni americane di quel periodo).

Particolarmente riuscite sono le sequenze girate nei tunnel della miniera di carbone, infestate dalle larve giganti meganuron, che ricordano molto da vicino quelle dei formiconi di Assalto alla Terra di Gordon Douglas (1954). Il nome originale delle creature deriva dall’omonimo gas tossico che si sviluppa nelle miniere di uranio, tanto che la loro pelle, a contatto con l’aria, cambia in un colore rossastro, proprio come l’elemento chimico. Il mostro venne realizzato come una tuta per attore con testa radiocomandata per le scene a terra, mentre per le sequenze di volo fu costruito un pupazzo meccanico dotato di fori che emettevano fiamme nella parte posteriore; questo veniva poi sospeso con dei fili d’acciaio e quindi animato su fondale. Dentro la tuta del mostro faticò lo stoico Haruo Nakajima, che oltre al peso della testa doveva sopportare anche quello delle ali. Per facilitare il movimento di queste ultime, i tecnici aiutarono l’attore sostenendole con cavi di acciaio. Il successo di Rodan, il mostro alato farà si che il mostro alato torni sul grande schermo come comprimario della saga di Godzilla; stesso destino toccato ad altre creature quali Mosura e Baran, titolari di film di cui erano le uniche protagoniste.

In Italia la pellicola fu proiettata nel Settembre del 1958 con il titolo di Rodan, il mostro alato, poi riproposto negli anni 70 in seguito al boom di Godzilla. Più tardi la pellicola riapparirà sul circuito televisivo, questa volta ridoppiato da un’edizione spagnola, ridotta nel metraggio al punto che anche il drammatico finale cadde sotto le forbici dei montaggisti. Nel 2010 è uscita una pregevole edizione in DVD della Pulp Video che ripropone l’edizione originale, sottotitolata nelle sequenze mancanti nell’edizione italiana.

Credits

Titolo originale: Sora no daikaiju Radon (Radon, il grande mostro del cielo) – Paese di produzione: Giappone – Anno: 1956 – Durata: 79′, colore, sonoro – Genere: kaiju eiga – Regia: Ishiro Honda – Produttore: Tomoyuki Tanaka – Sceneggiatura: Takeshi Kimura, Takeo Murata – Storia: Takashi Kuronomura – Fotografia: Isamu Ashida – Direzione artistica: Takeo Kita – Suono: Masanobu Miyazaki, Toho Dubbing Theatre – Effetti sonori: Toho Sound Effects Group – Luci: Shigeru Mori – Musica: Akira Ifukube – Registrazione: Western Electric Microphonic – Sviluppo: Far East Laboratories – Regia effetti speciali: Eiji Tsuburaya – Direzione artistica: Akira Watanabe – Luci: Masao Shiroda – Fotografia ottica: Hiroshi Mukoyoma.
Cast. Kenji Sahara: Shigeru – Yumi Shirakawa: Kyo – Akihiko Hirata: professor Kyouichiro Kashiwagi – Akio Kobori: Nishimura – Yasuko Nakata: giovane donna – Monosuke Yamada: Ohsaki – Yoshibumi Tajima: Izeki.

Edizione USA: Rodan – Esclusività: Distributors Corporation of America – Presentazione: King Brothers Productions – Produttori: Frank King, Maurice King – doppiatori: David Duncan (narratore), Paul Frees, Keye Luke – Editore: Robert S. Eisen – Effetti sonori: Anthony Carras – Adattamento dialoghi: Frank O’Neil – Assistente editoriale: Joyce Sage – Amministrazione: Maurice King – Pubbliche relazioni: Herman King – Sviluppo: Technicolor – Copyright 1956, Distributors Corporation of America, 79 minuti – Distribuzione: 1959 – Altre edizioni: Rodan, The Flying Monster.

Edizione italiana: Rodan, il mostro alato – Doppiaggio: Fonorama, CID – distribuzione: settembre 1958 – Altre edizioni: Rodan, il mostro alato (edizione TV ridoppiata) – Esclusività: ITB (Italian Tele Broadcasting).