BYRON HASKIN, MAESTRO DEL GENERE ED ESPERTO DI EFFETTI SPECIALI, CONTINUA A CONQUISTARE GLI APPASSIONATI CON QUESTO VIAGGIO DAL SUPERBO IMPATTO VISIVO.

Questa originale versione fantascientifica di Robinson Crusoe, il classico sulla sopravvivenza di Daniel Defoe, racconta la storia del comandante Christopher ‘Kit’ Draper (Paul Mantee) e del colonnello Dan McReady (Adam West, ) in viaggio verso Marte. Proprio mentre sta per atterrare sul pianeta rosso, l’Explorer Mars 1 è costretto a bruciare tutto il carburante rimasto per evitare la collisione con un meteorite (nelle sequenze del volo il veicolo spaziale è realizzato con cartoni animati). I due uomini abbandonano la nave e precipitano su Marte. McReady non sopravvive all’atterraggio, e Draper rimane solo e senza mezzi, con l’unica compagnia della scimmia Marzia (nella versione originale Mona). Gran parte del film è incentrata sulla lotta per la sopravvivenza di Draper che, come il Robinson Crusoe del romanzo, deve dare fondo a tutto il proprio ingegno. Un giorno, il naufrago scopre un gruppo di alieni che, per sfruttare alcune miniere, fanno sosta periodicamente sul pianeta rosso. Con loro, in stato di schiavitù, c’è un umanoide (Victor Lundin). Draper libera il prigioniero, lo battezza “Venerdì” ed insieme con lui inizia una lunga fuga dagli aguzzini che li ricercano. Quando per i due fuggiaschi non sembra esserci via di scampo, ecco giungere provvidenzialmente l’astronave dei soccorritori.

«Venerdì, tu imparerai la mia lingua, dovessi star seduto sul tuo stomaco per due mesi!»
– comandante Christopher ‘Kit’ Draper

SOS naufragio nello spazio riflette il desiderio della società di inviare uomini su Marte, e trasmette un senso di eccitazione alla scoperta di trovarsi su un altro pianeta. I momenti comici sono affidati alla scimmia Marzia, che decifra le situazioni prima del suo compagno umano, teoricamente superiore. A un certo punto Marzia trova una grotta che ospita pesci alieni, procurando così una fonte sia di nutrimento che di ossigeno. Forse questo sta a significare che, in un’epoca di cecità e ignoranza umane, una creatura dalla mente più semplice potrebbe detenere le risposte sulla vita, l’universo e tutto il resto. Il regista Byron Haskin (ricordato anche per l’adattamento de La guerra dei mondi nel 1953), grazie al soggetto di Ib Melchior e John C. Higgins (molto liberamente ispirato al romanzo), si mantiene fedele alla storia di Defoe sulla sopravvivenza e sulla solitudine in condizioni estreme, oltre che sulla natura dell’amicizia attraverso una relazione padrone-servitore, senza scadere nel sentimentalismo o nell’eccesso.

Dopo il lavoro di Melchior e Higgins, la storia fu supervisionata dal famoso scienziato tedesco Wernher von Braun, che aggiunse, se mai ce n’era bisogno, un tocco di serietà al film. La struttura della sceneggiatura che ha un ritmo più che accettabile, nonostante in scena ci siano esclusivamente due attori (di cui uno praticamente muto) e una scimmietta. Inevitabili alcune lievi lungaggini che a tratti rallentano un po’ il ritmo. Per questo i produttori decisero di realizzarne una versione cut di circa venti munti in meno per i mercati esteri. Il finale con gli alieni ovviamente riduce il “realismo” della pellicola anche a causa degli effetti speciali per nulla mirabolanti (i movimenti delle astronavi aliene sono troppo scattanti).

La prova di Paul Mantee nei panni del comandante ‘Kit’ Draper è notevole e riesce a rendere piuttosto credibile il suo senso d’isolamento nel tentativo di sopravvivere alle insidie del pianeta rosso. Curioso è che il più famoso fra tutti e quattro gli attori (compresa Marzia) sarà quello che, nel film, si vede di meno cioè Adam West, che conoscerà un periodo di vasta notorietà in America interpretando il ruolo di Batman in una serie di film e telefilm.

Le astronavi aliene furono riciclate da La guerra dei mondi (prive solo del “caratteristico” e mortale tentacolo a forma di testa di cobra) e i vestiti degli alieni da Uomini sulla Luna. La scimmietta Mona, fu interpretata da uno scimpanzé maschio di nome Barney. Per ovviare al “problema” si decise di aggiungere un po’ di pelliccia sintetica per “nascondere” gli attributi. Non è chiaro il motivo per cui il regista insistette tanto sulla necessità di avere una femmina nel film invece che un maschio. Per la cronaca: Barney era un veterano dei set e dopo essere andato in “pensione” ha vissuto ancora a lungo all’interno di un parco naturale.

I luoghi delle riprese per gli ostili paesaggi marziani sono quelli del deserto e inanimato Zabriskie Point, nel Parco Nazionale della Death Valley, in California.  Il film fu girato seguendo norme ambientali all’epoca poco diffuse. Al cast e ai tecnici fu vietato di toccare qualsiasi forma di vita, vegetale e animale, per impedire di alterare in qualche modo la riserva naturale dove era stato allestito il set. La fotografia d’eccezione di Winton C. Hoch, le scenografie di Hal Pereira e Arthur Lonergan e i fondali dipinti di Albert Whitlock si uniscono per restituire uno dei panorami marziani più spettacolari mai realizzati, fatto di colori accesi e scorci di spaventosa desolazione spazzati dalla polvere.

Grazie all’utilizzo dei formati Techniscope e Tecnicolor, SOS naufragio nello spazio rappresenta un gioiello, sia tecnico che estetico, della cinematografia classica di fantascienza.

Credits

Titolo originale: Robinson Crusoe On Mars – Paese di produzione: USA – Anno: 1964 – Durata: 110′ – Regia: Byron Haskin – Sceneggiatura: John C. Higgins e Ib Melchior (ispirata al romanzo Robinson Crusoe di Daniel Defoe) – Fotografia: Winton C. Hoch (con la direzione artistica di Arthur Lonergan, Al Nozaki e Hal Pereira) – Scenografie: Hal Pereira e Arthur Lonergan – Produzione: Paramount Pictures – Produttore: Aubrey Schenck e Edwin F. Zabel – Montaggio: Terry O. Morse – Effetti speciali: Lawrence W. Butler – Musiche: Van Cleave – Scenografia: Don Barry.
Cast: Paul Mantee: Christopher “Kit” Draper – Adam West: Dan McReady – Victor Lundin: Venerdì.

In collaborazione con LatitudineZero – visioni mediatiche e realtà oniriche