FANTASCIENZA A TINTE HORROR PER UNO DEI REGISTI PIÙ INTERESSANTI DEL NUOVO MILLENNIO: QUALCHE OMBRA NEL FINALE, MA NELL’INSIEME SI SFIORA IL CAPOLAVORO.

Vi è mai capitato da piccoli di voler fissare il Sole e di rimanere inevitabilmente urtati da una luce così immensa e radiosa? È inutile stare a descrivere quanto questa stella sia fondamentale per la nostra esistenza sulla terra; ogni essere vivente nasce, vive e muore sotto lo sguardo impassibile del Sole… e se tutto d’un tratto il Sole iniziasse a spegnersi? Fantascienza a tinte horror per Danny Boyle, uno dei registi più interessanti del nuovo millennio. La struttura della sceneggiatura di Alex Garland è decisamente originale e il film funziona a meraviglia. Qualche ombra nel finale, ma nell’insieme si sfiora il capolavoro.

Nell’anno 2057 il Sole si sta spegnendo e la Terra, e con essa il genere umano, rischia l’estinzione a causa di un conseguente congelamento globale. Per tentare di salvarla, è stato mandato in missione un esperto equipaggio composto da tre astronauti e cinque scienziati, a bordo dell’enorme astronaveIcarus II, con l’incarico di sganciare e detonare nella stella una gigantesca bomba atomica stellare (con massa pari a quella dell’isola di Manhattan), al fine di riattivare le reazioni nucleari all’interno del Sole ed evitarne lo spegnimento, come se si creasse una stella dentro la stella. A compiere la stessa missione, sette anni prima, nell’ambito dello stesso progetto, era stata mandata l’astronave Icarus I, pressoché uguale, di cui però si erano perse le tracce prima che raggiungesse il Sole e non si era saputo più nulla. Quella dell’Icarus II è l’ultima possibilità, perché per fabbricare la bomba è stato usato tutto il materiale fissile trovato sulla Terra. Dopo aver perso i contatti con la Terra entrando nella zona morta del Sole (in cui non sono possibili comunicazioni a distanza), Harvey, il primo ufficiale addetto alle comunicazioni, durante un controllo, capta tramite i sensori radio un segnale sonoro di soccorso da parte di Icarus I mentre passano presso Mercurio (il nucleo ferroso del pianeta fa da antenna). Poiché il successo della loro bomba è ancora solo ipotetico, il fisico di bordo Robert Capa suggerisce al capitano Kaneda di modificare la rotta della nave per cercare di raggiungere Icarus I e verificare in che stato sia la sua bomba stellare; se fosse in buono stato, si avrebbero due tentativi disponibili per riaccendere il Sole e, in caso di fallimento della prima detonazione, si potrebbe tentare una seconda volta. L’ingegnere di bordo Mace invece non è d’accordo con i propositi di Capa (i due avevano già litigato poco prima, in quanto Capa aveva impiegato troppo tempo per mandare un videomessaggio alla sua famiglia, e Mace non aveva potuto mandare il suo messaggio perché nel frattempo si era entrati nella zona morta). Il compito di calcolare la nuova rotta viene affidato al navigatore esperto in matematica Trey, il quale però commette un errore fatale: non considera la variazione dell’angolo di avvicinamento al Sole e di conseguenza non fa in modo che sia modificata la posizione del gigantesco scudo che protegge la nave dai fortissimi venti solari, fatto che causa il danneggiamento di alcuni pannelli a causa della variazione termica. Kaneda e Capa si mettono addosso delle tute spaziali ed escono dalla nave per riparare i pannelli manualmente attraverso una camminata nel vuoto. Un’appendice della nave rimane esposta al di fuori dello scudo venendo così disintegrata dal calore del Sole, che incendia due torri di comunicazione (ritenute non fondamentali) e, soprattutto, il giardino in cui si coltivano piante per avere ossigeno nella nave. Il computer di bordo entra in crisi con l’equipaggio in panico e Capa decide di rientrare per non essere investito dal calore del Sole, mentre Kaneda decide di sacrificarsi per riparare l’ultimo pannello. Trey si demoralizza fortemente in quanto si ritiene colpevole della perdita del giardino dell’ossigeno e della morte di Kaneda, quindi lo psicologo di bordo Searle lo sottopone a degli antidepressivi. Icarus IIraggiunge Icarus I,un gruppo composto da Capa, Searle, Harvey e Mace entra all’interno attraverso un apposito collegamento e scopre che la bomba stellare della nave è perfettamente integra e che il giardino della nave è molto fitto e rigoglioso, essendo rimasto incolto per sette anni. L’equipaggio dell’Icarus I sembra essere stato ridotto in polvere dall’osservazione della luce solare senza filtro e, anche se tutto il resto è in perfette condizioni, la nave non può essere mossa perché il computer di bordo è danneggiato irreparabilmente a seguito di un palese sabotaggio (motivo del segnale di soccorso). Il piano di usare la bomba dellaIcarus I come ulteriore tentativo è quindi annullato. Mace, però, nel tentativo di utilizzare il computer, avvia un filmato malfunzionante lasciato da Vim Pinbacker, il capitano dell’Icarus I, il quale, in preda ad un delirio mistico, dichiara di aver volontariamente fatto fallire la missione e ucciso tutti i suoi uomini, convinto che la fine dell’umanità sia il volere di Dio. Improvvisamente l’Icarus I si smuove distruggendo la camera di compensazione, quindi bloccando i quattro uomini nel relitto. Searle decide di sacrificarsi rimanendo nella nave per sparare i restanti tre in un portellone aperto dell’Icarus II.Capa indossa l’unica tuta protettiva presente, mentre Harvey e Mace saranno costretti a coprirsi con il tessuto coibentante della nave e aggrapparsi nel volo. Capa e Mace riescono a rientrare nella propria nave attraverso il portellone aperto, mentre Harvey si distacca da loro e muore perso nel vuoto cosmico. Intanto Searle si suicida facendosi bruciare dai raggi solari non filtrati nell’osservatorio dell’Icarus I,soddisfacendo il suo desiderio di vedere la luce solare nella sua piena luminosità. Capa, Mace, Trey, la co-pilota Cassie e la biologa Cory sono sopravvissuti e, a causa della perdita del giardino, nella nave non resta abbastanza ossigeno affinché tutti loro riescano a raggiungere il sole e detonare la bomba. Cory opta per uccidere Trey, ma i quattro scoprono che quest’ultimo era così depresso che si è già suicidato. La situazione sembrerebbe quindi essere migliorata (con solo quattro persone a bordo l’ossigeno dovrebbe bastare), però Capa esegue un controllo tramite il computer di bordo, ed esso improvvisamente gli riporta che nella nave è presente un quinto personaggio non identificato. Andato a controllare, Capa si rende conto che il capitano Pinbacker, col corpo completamente ustionato dal Sole, è riuscito a salire a bordo della loro nave, nascondendosi nell’osservatorio, e sta cercando di sabotare anche questa seconda missione, dopo aver aspettato sette anni. Pinbacker sabota il computer della nave e uccide Cory con un bisturi per poi pedinare Cassie per la nave, mentre Mace si sacrifica eroicamente immergendosi più volte nella vasca di refrigerazione per tentare di porre rimedio al sabotaggio compiuto da Pinbacker. Capa si rimette la tuta spaziale ed apre manualmente il portellone della nave, svuotandola completamente dell’ossigeno, per poi entrare nel modulo bomba con Cassie e sganciarsi lasciando che l’Icarus II venga bruciato dai venti solari. Nel modulo, i due vengono raggiunti da Pinbacker, ma riescono a sfuggirgli spellandogli addirittura un braccio, e Capa innesca manualmente l’immensa bomba dal suo interno mentre precipita nella stella. La dilatazione spaziotemporale causata dall’esplosione permette a Capa di osservare da vicino la superficie del Sole. Nel finale, nella baia di Sidney congelata, la sorella di Capa sta guardando l’ultima trasmissione del fratello prima di entrare nella zona morta del Sole e, ammirando il cielo con i figli, vi nota un Sole particolarmente splendente: la missione dell’Icarus II sembra essere riuscita, in quanto Capa aveva detto nel messaggio che, siccome la luce solare impiega otto minuti ad arrivare sulla Terra, qualora ci si fosse accorti di un Sole molto luminoso, esso sarebbe stato il segnale che l’umanità era salva.

«Siamo solo polvere di stelle…»
– Vim Pinbacker

Danny Boyle passa alla fantascienza e lo fa portando sugli schermi un romanzo dell’inseparabile sceneggiatore Alex Garland.La storia si situa tra Tarkovski, 2001: Odissea nello spazio, 2002: la seconda Odissea e soprattutto Punto di non ritorno da cui prende quasi pedissequamente l’incipit. Poco male. Boyle è un regista scaltro e abile, non fa pesare citazioni e richiami ad altre pellicole, dirige col suo solito stile febbricitante e dinamico, e almeno nella prima parte non fa mai calare la tensione, riuscendo quasi a far digerire le ambizioni smisurate dello script, che a un certo punto vorrebbe pure diventare una riflessione sui limiti della scienza e della morale umana. Ottima fotografia, bravi gli attori (e su tutti svetta Cillian Murphy), bella colonna sonora (curata dagli Underworld e da quel John Murphy che già aveva dimostrato quello che sapeva fare realizzando le musiche di 28 Giorni Dopo) terrore, angoscia e poesia.

Nonostante i tanti riferimenti però, Gardland struttura uno script piuttosto originale e dal ritmo insolito (tanto da far sospettare anche qualche taglio in fase di montaggio) che passa da lunghi momenti di stasi a frenetici istanti in cui viene sacrificata la coerenza narrativa. Il film comunque funziona alla grande e seppure il finale per qualcuno può risultare un po’ azzardato, non ci si annoia mai e non si può non restare coinvolti dall’abbagliante luce del sole. Il film per tutta la prima parte non lascia respirare lo spettatore: sequenze come quella della riparazione degli scudi, tesissima, illuminata dalla presenza accecante-inquietante del Sole, o quella del “salto” all’esterno dell’astronave senza l’utilizzo di tute protettive, non si dimenticano facilmente.

Purtroppo, poi, regista e sceneggiatore paiono perdere la bussola, non sanno più dove andare a parare. Sappiamo bene che Boyle ci sa fare con i più disparati generi cinematografici (ricordiamo pure le simpatiche commedieMillionso Una vita esagerata), ma si fatica a comprendere perchéSunshinesi trasformi improvvisamente, nel finale, in un horror sui generis. Probabilmente quando lo spettatore scopre che uno dei passeggeri dellaIcarus Iè ancora vivo, e, rabbioso e impazzito, vuole uccidere chiunque si metta sulla sua strada, la tensione sarebbe dovuta salire vertiginosamente. Accade invece il contrario. Da ambizioso pamphlet fantascientifico, il film di Boyle si riduce a slasher di bassa lega, in cui il solito assassino sfigurato (in questo caso pure il make-up è piuttosto risibile, e non può che ricordare quello del Freddy Krueger della saga Nightmare) dà la caccia ai protagonisti del film. In questo modo pure il finale, che avrebbe voluto essere visionario e toccante, perde forza, e si risolve in un anti-climax deludente.

Forse lo spettacolo è salvo, ma chi si aspettava molto dal nuovo film di Danny Boyle non potrà che rimanere deluso. Sostanzialmente un buon film, manca un po’ d’originalità ma nel complesso sa catturare e trascina lo spettatore per una buona ora e mezza.

Credits

Titolo originale: id.– Paese di produzione: GBR – Anno: 2007 – Durata: 108′ (colore, sonoro) – Genere: fantascienza – Regia: Danny Boyle – Soggetto e Sceneggiatura: Alex Garland – Produttore: Andrew Macdonald, Bernard Bellew – Casa di produzione: DNA Films, Ingenious Film Partners, Moving Picture Company, UK Film Council – Distribuzione (Italia): 20th Century Fox – Fotografia: Alwin H. Kuchler – Montaggio: Chris Gill – Effetti speciali: Moving Picture Company – Musiche: John Murphy, Underworld – Scenografia: Mark Tildesley – Costumi: Suttirat Anne Larlarb – Trucco: Christine Blundell – Sfondi: Michelle Day.
Cast. Cillian Murphy: Robert Capa (Davide Chevalier) – Chris Evans: Mace (Sandro Acerbo) – Rose Byrne: Cassie (Rossella Acerbo) – Michelle Yeoh: Corazon (Laura Romano) – Cliff Curtis: Searle (Massimo De Ambrosis) – Troy Garity: Harvey (Vittorio De Angelis) – Hiroyuki Sanada: Kaneda (Francesco Pardo) – Benedict Wong: Trey (Simone Mori) – Mark Strong: Vim Pinbacker (Davide Marzi) – Chipo Chung (voce): computer di bordo Icarus (Jun Ichikawa).

In collaborazione con LatitudineZero – visioni mediatiche e realtà oniriche