UNA SERIE TV CHE HA CONTRIBUITO IN MANIERA DECISIVA A FAR EMERGERE LA FANTASCIENZA TELEVISIVA DALL’INGENUITÀ DEGLI ESORDI.

È difficile parlare della serie originale di The Outer Limits senza menzionare Ai confini della realtà. Ambedue hanno contribuito in maniera decisiva a far emergere la fantascienza televisiva dall’ingenuità degli esordi, e forse non a caso sono entrambe serie antologiche, portate per la loro stessa natura a offrire una grande varietà di situazioni e idee stimolanti alle menti dei telespettatori.

Non c’è nulla di rotto nel vostro televisore. Non cercate di aggiustare l’immagine. Noi stiamo controllando la trasmissione… Noi controlleremo il segnale orizzontale. Noi controlleremo il segnale verticale. Possiamo cambiare la messa a fuoco per rendere le immagini soffuse, o farle diventare di una chiarezza cristallina. Per la prossima ora, sedete tranquilli e noi controlleremo tutto ciò che vedrete e sentirete… State per partecipare a una grande avventura. State per sperimentare il timore e il mistero che vi giungono dalle profondità della mente per arrivare oltre i limiti.
– narrazione d’apertura

Partendo da un semplice punto bianco al centro dello schermo, la memorabile sigla di The Outer Limitsintroduceva inquietanti storie di alieni bizzarri e scienziati intrappolati dalle loro stesse scoperte, rivelando settimana dopo settimana una vitalità quasi anarchica, e consegnando la serie alla storia della fantascienza televisiva degli anni 60. Per molto tempo The Outer Limits ha sofferto il paragone con Ai confini della realtà. Mentre il magistrale tocco di Serling conferiva a quest’ultima un’impronta apparentemente più sofisticata, un esame superficiale vedeva in The Outer Limits una sequela di mostri a basso costo intrappolati in storie confuse. The Outer Limits offriva molta più fantascienza della creatura di Rod Serling: Ai confini della realtà toccava solo marginalmente il genere, trovando nella fantasy e nel grottesco il suo ambiente naturale, dovuto anche alla predilezione per tali atmosfere di autori come Richard Matheson e Charles Beaumont, autori di molti classici episodi. Gli apologhi morali di TheOuter Limits erano fermamente radicati nella fantascienza classica, tanto da far apparire la serie quanto di più vicino a un’antologia di racconti di fantascienza si potesse avere in quegli anni. Resta pertanto il rammarico che un simile classico sia ancora inedito in Italia.

La nascita di The Outer Limits si deve a Leslie Stevens e Joseph Stefano. Il primo, brillante scrittore formatosi come Rod Serling con le produzioni di Playhouse 90 e del Kraft Television Theatre, concepì la serie ispirandosi a Scienza e Fantasia, Way Out e Ai confini della realtà. Stefano, sceneggiatore del celeberrimo Psyco di Alfred Hitchcock, vi infuse l’atmosfera gotica che pervade quasi tutti gli episodi. Stevens, che con la sua Daystar Productions aveva già avuto occasione di creare una serie televisiva per il network ABC (Stoney Burke, 1962-63, sorta di moderno western interpretato da Jack Lord), era intenzionato a realizzare una serie televisiva di fantascienza diversa dalle altre. Agli occhi dello scrittore, Ai confini della realtà aveva infatti esaurito da tempo la capacità di sorprendere gli spettatori.

Nella primavera del 1963, Stevens e Stefano sottoposero all’attenzione della ABC il pilota di una serie che avevano deciso di chiamare Please Stand By. La platea, composta dai dirigenti del network, venne introdotta dalla severa Voce Controllo di Vic Perrin a una storia che combinava in misura uguale, azione, suspencee una riflessione sulla paranoia e la xenofobia insita nell’animo umano. Please Stand By colpì nel segno, e la ABC commissionò la produzione della serie a Stevens e Stefano. Era stato soprattutto il nome di questi, la sua reputazione nel genere horror e il suo legame con Hitchcock, a far pendere la bilancia a favore della serie. Agli occhi della ABC Please Stand By si poteva tranquillamente vendere come una serie horror. Dalla dirigenza giunse ai due produttori una sola raccomandazione: bisognava mettere un mostro in ogni puntata, preferibilmente nei primi cinque minuti! Stevens capì che questo avrebbe fornito un’ottima “copertura” alla sua serie, consentendogli di trattare in maniera palesemente allegorica temi come il razzismo, la corsa agli armamenti, le ossessioni cospiratorie della società americana. I mostri di The Outer Limits divennero presto noti come gli “orsi”: negli spettacoli di vaudeville, si usava tirar fuori un orso ammaestrato (o un comico travestito da orso) quando lo spettacolo languiva. La ABC chiese anche di cambiare il nome della serie. L’anno prima, durante la crisi dei missili di Cuba in cui il mondo si era trovato di fronte allo spettro di un conflitto nucleare tra USA e URSS, le emittenti televisive statunitensi erano state costrette a interrompere frequentemente la programmazione regolare per trasmettere i drammatici bollettini sullo sviluppo degli eventi. Questi cartelli recavano proprio la scritta “Please stand by” (“Per favore, restate in attesa”). La ABC temeva di allarmare il pubblico, che avrebbe potuto confondere l’annuncio con un bollettino di guerra (evidentemente la lezione de La guerra dei mondi radiofonica di Orson Welles non era stata dimenticata). Per quanto Stevens volesse certamente generare la curiosità degli spettatori, accettò di cambiare il titolo in Beyond Control (Oltre il controllo), per poi optare per il più misterioso The Outer Limits.

Il 16 settembre 1963, andò in onda The Galaxy Being, versione definitiva dell’episodio pilota. Da quel giorno, un’ora alla settimana, la Voce Controllo avrebbe preso possesso dei televisori degli assidui spettatori di The Outer Limits, proponendo (o più precisamente imponendo) una varietà di storie emozionanti. Non v’era un conduttore come per le serie antologiche. Stevens ebbe l’intuizione di eliminare del tutto questa figura: The Outer Limits sarebbe stata introdotta da una misteriosa entità incorporea, la Voce Controllo. Un punto bianco pulsante, che mutava rapidamente forma in un’onda sinusoidale, avrebbe accompagnato la narrazione d’apertura. Stefano, che aveva declinato l’offerta di ricoprire il ruolo di cicerone, scrisse i testi per le narrazioni d’apertura e di chiusura della Voce Controllo di tutti gli episodi della prima stagione. Secondo un aneddoto raccontato dallo scrittore anni dopo, una telespettatrice scrisse alla ABC, lamentandosi del fatto che la Voce non le aveva restituito il controllo del televisore; la lettera terminava così: «Le linee verticali della TV hanno avuto problemi da allora e penso proprio che dobbiate pagare la riparazione!» Sotto l’ispirata produzione di Stefano, la prima stagione diede vita a numerosi episodi memorabili come The Sixth Finger, The Man Who Was Never Born, A Feasibility Studye O.B.I.T. Nonostante l’esiguità del budget, l’intraprendenza e la bravura del cast e della troupe rendevano ciascuno di questi viaggi un’esperienza oltre i limiti. Persino la presenza di “orsi” davvero sottocosto (l’aspetto più facilmente criticabile della serie), non intaccava l’originalità delle storie. The Outer Limits mirava al cervello dei telespettatori, centrando frequentemente il bersaglio.

L’ultimo episodio della stagione dimostra quanto l’influenza di Stefano fosse diventata preponderante. La sinistra trama di The Forms Of Things Unknown offriva spazio alle immagini oniriche e surreali tipiche dell’immaginario dello scrittore. Furono girate due versioni dell’episodio: quella per The Outer Limits (che conservava elementi fantascientifici), e una destinata a diventare il pilota di una serie incentrata sul fantastico più inquietante, chiamata The Unknown. La serie non venne mai prodotta, ma la ABC riciclò il tema musicale d’apertura e il design del titolo per Gli invasori.

Dopo la prima stagione, nonostante i buoni risultati degli ascolti, The Outer Limitss offrì la sorte di molte altre serie televisive di valore. Inspiegabilmente, la ABC decise di cambiare il giorno di messa in onda, passando dal lunedì al sabato sera, dove avrebbe dovuto fronteggiare la concorrenza proibitiva del Jackie Gleason Show. Stevens e Stefano, infuriati dalla decisione del network, lasciarono praticamente la produzione. L’onore passò nelle mani di Ben Brady, uno dei dirigenti che aveva originariamente approvato l’idea di Please Stand By. Brady cambiò sostanzialmente lo stile della serie, cercando di virare nuovamente l’impronta delle storie verso la pura fantascienza (quasi metà dei suoi episodi furono adattamenti di racconti di fantascienza di autori come Clifford D. Simak e Jerry Sohl). Sfortunatamente, il budget venne ridotto all’osso, le musiche e la stessa sigla d’apertura rese più spartane. La qualità media degli episodi scese, ma in realtà proprio questa stagione produsse due autentiche gemme come Soldier e soprattutto Demon With A Glass Hand, ambedue opera del grande Harlan Ellison (e vincitrici del prestigioso Premio Hugo). Dopo soli 17 episodi prodotti nella seconda stagione, i bassi indici d’ascolto condannarono The Outer Limits a un prematuro oblio dai teleschermi.

Come è stato detto, è difficile parlare di The Outer Limits senza menzionare Ai confini della realtà. Nel 1995, decidendo di produrre una nuova serie antologica ispirata al format creato da Stevens e Stefano, la casa di produzione Showtime offrì a The Outer Limits l’occasione della rivalsa nei confronti della serie di Serling. Mentre la nuova incarnazione di Ai confini della realtà aveva clamorosamente fallito, la versione anni 90 di The Outer Limits è riuscita a cogliere in pieno il successo del pubblico. Ironicamente, a quarant’anni dall’esordio delle due serie, i ruoli sembrano essersi ribaltati.

Alcuni dei mostri di The Outer Limits ricomparvero nella serie originale di Star Trek (1966-69). Il microbo bestia dell’episodio The Probe venne utilizzato come Horta nell’episodio Il mostro dell’oscurità e mosso dallo stesso attore, Janos Prohaska. La tempesta ionica vista nell’episodio The Mutant (un raggio proiettore che luccicava attraverso il liquido in contenitore con brillantina sospesa) venne utilizzato come effetto di teletrasporto in Star TrekLa maschera scura utlizzata in The Duplicate Manfu utilizzata dal dottor Thomas Leighton nell’episodio La magnificenza del reLa creatura di The Duplicate Man e quella di Second Chance riapparvero brevemente nell’episodio pilota di Star Trek – Lo zoo di Talos imprigionati in delle gabbie vicine a quella del capitano Christopher Pike. Anche la tecnica per rendere le orecchie a punta per David McCallum in The Sixth Finger fu riutilizzata in Star Trekin particolare per il trucco Leonard Nimoy (che tra l’altro comparve anche in due episodi di The Outer LimitsProduction and Decay Of Strange Particles e I, Robot). Tra gli attori che comparvero sia in Star Trek che The Outer Limits si può annoverare anche William Shatner, che apparve nell’episodio di Cold Hands, Warm Heart come un astronauta a lavoro sul pianeta Vulcano. Altri ancora che successivamente sarebbero entrati a far parte del cast regolare di Star Trek furono Grace Lee Whitney (episodio Controlled Experiment) e James Doohan (episodio Expanding Human). Gene Roddenberry fu spesso presente negli studi di produzione di The Outer Limitse collaborò con buona parte dello staff della serie, tra cui Robert Justman e Wah Chang per la produzione di Star Trek.

Harlan Ellison contestò a James Cameron l’originalità di Terminatorsostenendo che fosse un’idea ripresa in larga parte dal suo lavoro in The Outer LimitsCameron ammise di essersi ispirato al lavoro di Ellison, che fu risarcito economicamente e ottenne una menzione nei titoli di coda del film Terminator (1984), nel quale i creatori del film «riconoscono il lavoro di Harlan Ellison» («to acknowledge the works of Harlan Ellison»). Cameron espresse la sua contrarietà alla decisione della Orion Pictures, il quale tuttavia lo obbligò ad accettare l’accordo con Ellison minacciandolo di fargli pagare personalmente i danni richiesti dallo stesso Ellison. Cameron in seguito dichiarò: «non avevo altra scelta che accettare l’accordo; venne anche imposto il silenzio sull’intera vicenda.» («had no choice but to agree with the settlement. There was a gag order as well.»)

Trent’anni dopo la messa in onda dell’episodio Demon With A Glass Hand (vincitore, come detto in precedenza, del Premio Hugo), J. Michael Straczynski, creatore di Babylon 5, discusse con l’autore Harlan Ellison la possibilità di un sequel ambientato proprio sulla stazione spaziale, ma una serie di circostanze hanno impedito la realizzazione dell’episodio.

Vi restituiamo ora il controllo del vostro televisore, fino alla prossima settimana alla stessa ora, quando la Voce Controllo vi porterà oltre i limiti.
– narrazione di chiusura

Credits

Paese di produzione: USA – Anno: 1963-1965 – Stagioni/Episodi: 2/49 (60′) – Creata da: Leslie Stevens – Prodotta da: Joseph Stefano (prima stagione), Ben Brady (seconda stagione) – Effetti speciali: Projects Unlimited, John Nickolaus, Kenneth Peach, M.B. Paul, Larry Butler, Frank Van Der Veer – Musiche: Dominic Frontiere (prima stagione), Harry Lubin (seconda stagione) – Una produzione Daystar – Villa di Stefano per la United Artist Television.
Cast fisso. Voce Controllo (voce): Vic Perrin.

In collaborazione con LatitudineZero – visioni mediatiche e realtà oniriche